Ciro Formisano

Cutolo, il boss in ospedale. Processione nel suo feudo

Ciro Formisano,  

Cutolo, il boss in ospedale. Processione nel suo feudo

A cento passi dal Castello Mediceo di Ottaviano – ex dimora strappata dalle mani della camorra – c’è una piccola stradina nascosta dai cespugli. Non a caso si chiama via delle Rose. E lì una Rosa ci vive davvero. Anzi, una Rosetta. Rosetta Cutolo, la sorella di Raffaele, il super boss della Nuova Camorra Organizzata. Da mercoledì sera davanti alla finestra di legno che affaccia sulla strada, al piano terra, c’è uno strano via vai di auto e motorini. La gente si ferma, chiede. Vuole sapere come sta ‘o professore. E sì perché da quarantotto ore un filo invisibile unisce quella stradina di periferia all’ospedale di Parma. Settecento chilometri in un sospiro. Da quando don Raffaele, il mito del male che ha ispirato libri, canzoni e romanzi è stato trasferito d’urgenza. Ufficialmente per un «improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute». Peggioramenti legati, in particolare, a seri problemi respiratori. Da qui la decisione di trasferire ‘o professore subito in corsia dove il boss è monitorato 24 ore al giorno.   Anche se il suo avvocato, Gaetano Aufiero, ha smentito che il padrino pluriergastolano sia in reale pericolo di vita.

La corsa e la processione 

Come cantava De André, il cantautore che a Cutolo ha persino dedicato una canzone, certe notizie non hanno bisogno di alcun giornale. Soprattutto a Ottaviano. E così già da mercoledì sera le indiscrezioni sulle precarie condizioni di salute di Cutolo hanno fatto il giro del paese. In tanti si sono presentati alla corte di Rosetta Cutolo e di suo fratello Pasquale, ai piedi di quella piccola fortezza di cemento che nasconde fantasmi e misteri mai risolti. Spettri di una camorra uccisa della guerre e dai processi che però si porta dietro ancora tanti, troppi interrogativi inevasi. Intanto già nelle scorse ore anche la moglie di Cutolo, Immacolata Iacone, la donna che dal boss ha avuto una figlia in provetta – la piccola Denise – sarebbe partita verso Parma per stare vicina al marito. Una vicinanza platonica, visto che non le verrà concesso di restare al capezzale del padrino.

L’istanza di scarcerazione

Recentemente il legale del boss  ha presentato istanza al Tribunale di Sorveglianza affinché Cutolo, che ha 78 anni, possa avere il permesso di abbracciare la famiglia al di fuori delle restrizioni del carcere duro. L’ex boss ha una figlia di 13 anni, concepita attraverso l’inseminazione artificiale con autorizzazione ottenuta dal ministero di Giustizia nel 2001. Detenuto ininterrottamente dal 1979, dal 1995 Raffaele Cutolo si trova recluso al regime del carcere duro. Confinato in una minuscola cella di pochi metri quadrati. Nei mesi scorsi hanno fatto molto discutere alcune dichiarazioni che il capoclan avrebbe rilasciato, in carcere, ad alcuni giornalisti. Un’intervista nella quale il boss della Nco afferma di essere pronto all’eutanasia piuttosto che a convivere con l’incubo di non poter mai più abbracciare sua figlia (dopo il compimento di 13 anni non è più consentito ai genitori di toccare i propri figli al 41 bis). Una breccia ora potrebbe aprirsi alla luce delle recenti pronunce firmate sia dalla Corte Europea dei Diritti Umani che dalla Corte Costituzionale che hanno bollato come incompatibile con le leggi l’ergastolo ostativo, cioè il fine pena mai senza permessi.

Il personaggio 

Del boss sanguinario e spietato che spradroneggiava tra gli anni ‘70 e ‘80 è rimasto oggi un anziano malandato che si trascina sul volto il peso del tempo che passa, come racconta chi lo ha visto negli occhi. Un uomo svuotato da pensieri e e angosce. Da quella pena a cui è stato condannato per aver ordinato decine di omicidi. Delitti legati a doppio filo alla guerra tra la Nuova Camorra Organizzata, la cupola criminale creata da ‘o professore, e la Nuova Famiglia, la federazione dei vecchi clan che si sono contrapposti alle mire espansionistiche di Cutolo. Il professore diventato boss in carcere dopo essere stato arrestato per omicidio a 22 anni, dietro le sbarre mette insieme il suo esercito. Una organizzazione complessa, composta da picciotti, sgarristi, capizona e santisti. In cima c’è lui. Solo lui, ‘o professore a tirare i fili. A libro paga ha imprenditori, politici, personaggi importanti, esponenti dei servizi segreti. Il suo nome è stato per decenni al centro di inchieste enormi. Dal rapimento dell’assessore Cirillo all’omicidio dell’ex presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. «Io Moro lo potevo salvare», ha ripetuto a più riprese Cutolo in uno dei tanti lampi di presunti pentimenti che poi si sono dissolti nel nulla. Verità che restano prigioniere di un personaggio ambiguo. Un boss spietato e feroce che però, nonostante tutto, suscita ancora rigurgiti di sinistro rispetto. Almeno nella sua Ottaviano. In quell’angusta stradina dove vivono i fantasmi della camorra. Davanti a quella finestra di vetro e legno che guarda sulla strada. Mentre un altro uomo bussa aspettando buone notizie: «Donna Rosetta, come sta Raffaele?».