Rigore contro al ‘95. Pietro andò in porta e salvò la Turris

Bruno Galvan,  

Rigore contro al ‘95. Pietro andò in porta e salvò la Turris

«Il capitano sono io, vado in porta al posto di Massimo». Era il 16 novembre 1997, al Renzo Barbera si giocava un combattutissimo Palermo-Turris. Mentre la partita si avviava verso uno scialbo 0-0, in molti stavano già abbandonando gli spalti, il portiere corallino Visconti viene espulso al 95’ per un fallo di reazione sull’attaccante rosanero Scarafoni. L’arbitro indica, tra le proteste veementi degli ospiti, il dischetto. Geretto, allenatore della squadra di Torre del Greco, non aveva più sostituzioni e indicò a gran voce di mettere Pavanel in porta in quanto il più alto in campo dei suoi. Mentre un capannello di uomini accerchiava il direttore di gara, Pietro Tarantino con uno scatto da centometrista, zittisce il proprio tecnico strappando i guanti dalle mani del compagno.

Non fu semplice per Pietro, palermitano doc del quartiere Kalsa, piazzarsi tra i pali vista anche la sua statura (quasi 170 centimetri). In tribuna c’era tutta la sua famiglia al gran completo. Non volevano perdersi la partita, figuriamoci poi quel momento topico: «Quando parai il tiro dagli undici metri di Scarafoni – racconta l’ex centrocampista – mi sono piovuti addosso tanti insulti dagli spalti. Indovina chi era il tifoso più acceso…mio suocero! Lo feci arrabbiare tanto perché era un sostenitore sfegatato del Palermo. Fu una cosa molto divertente. L’incazzatura gli passò dopo qualche giorno. Mi perdonò con il tempo (ride ndr)». Arcoleo, allenatore di quel Palermo, a fine gara ti disse: “Si nu fangu”.

«Devo dire che su questa battuta c’è stato un malinteso. Molti hanno detto e scritto fosse offensiva verso di me. La verità è un’altra: con il mister avevo un rapporto molto speciale perché vincemmo un campionato a Trapani. Sapevamo entrambi che si poteva scherzare tranquillamente tra di noi. Quella frase fu detta ironicamente, altro che insulto! Fu un dispiacere sportivo enorme per lui. A distanza di anni ammetto di essere stato un po’ incosciente nel fare quel gesto, ma da capitano sentivo il dovere di fare qualcosa per tirare fuori la squadra da quel momento.

L’aver parato quel penalty resta una grande soddisfazione». C’è però una profezia che in pochi sanno… «Prima della partita mi rivolsi in modo scherzoso a mister Arcoleo. Come detto avevamo un grandissimo rapporto ed allora lo presi in giro dicendogli che in pratica l’avrei fatto contestare a fine partita perché avrei fatto una prestazione importante con l’aiuto dei miei compagni.

Il destino ha voluto che quella mia profezia si avverasse per davvero. Da lì poi nacque poi tutto con quella frase storica». Arrivasti alla Turris dal Savoia suscitando non poche polemiche per la forte rivalità tra le due piazze. Come sei riuscito a superare questa difficoltà? «L’inizio fu davvero tosto perché i tifosi mi contestarono duramente negli allenamenti. Non venivo visto bene per i miei trascorsi a Torre Annunziata. Una mano me la diede la società standomi vicino. Dal mio punto di vista ci misi l’anima in campo andando il doppio degli altri per dimostrare l’attaccamento alla maglia e la mia professionalità.

Quei mugugni del tifo corallino si trasformarono presto in applausi perché capirono l’uomo ed il professionista. Passai dall’essere dipinto come “nemico” a capitano e simbolo della Turris. Diventai un’unica cosa con la gente ed il tifo organizzato. Portare quella fascia resta ancora oggi motivo d’orgoglio. Ho dato il cuore per quella maglia rosso corallo e lo rifare