Alimuri, no a un nuovo albergo. Il Tar stronca ogni speranza

Salvatore Dare,  

Alimuri, no a un nuovo albergo. Il Tar stronca ogni speranza

Un accordo stipulato nel lontano 2007 tra il ministero dei beni culturali, la Regione Campania, il Comune di Vico Equense e l’allora proprietaria del rudere, la società Sica, prevedeva che in cambio della demolizione dell’Ecomostro di Alimuri, la società potesse ricostruire le stesse cubature dell’albergo mai ultimato in un’altra zona. Un’intesa sfumata via e che i privati volevano che venisse applicata. Ma arriva un’altra sentenza attraverso la quale quella sorta di lodo stigmatizzato dagli ambientalisti diventa carta straccia e ne viene ribadita l’inapplicabilità. E’ quella depositata nei giorni scorsi dalla settima sezione del Tribunale amministrativo regionale della Campania che respingendo l’ennesima istanza di Sica – che aveva citato sia il Comune sia l’Ati Cosma srl che nel 2014 demolì il gigante di cemento – evidenzia che non è possibile concedere l’opportunità alla società di costruire un nuovo albergo. «L’accordo era stato sottoscritto sul presupposto – rivelatosi successivamente erroneo – della conformità dell’immobile al titolo abilitativo a suo tempo rilasciato; e su tale presupposto, necessariamente, si fondava l’assunzione, da parte del ministero per i beni culturali, dell’onere di reperimento delle risorse finanziarie per la demolizione dell’opera oltre che la prevista delocalizzazione della corrispondente volumetria». Riscontrata la non legittimità dell’immobile rispetto all’unica autorizzazione rilasciata, ovvero una licenza edilizia degli anni Sessanta, su impulso dell’allora assessore con delega ai lavori pubblici del Comune di Vico Equense, l’ingegnere Antonio Elefante, l’amministrazione riuscì a centrare l’obiettivo della demolizione avvenuta al culmine di una cerimonia show nella baia di Alimuri. Tuttora, a ben sei anni dall’abbattimento dell’Ecomostro, permangono molti nodi. Innanzitutto economici. All’amministrazione mancano all’appello 427mila euro. Somma riconducibile ai proprietari dell’immobile. A dispetto dello spettacolo dell’abbattimento del rudere pesano i costi per la demolizione. Il Comune, il 27 agosto 2014, aveva ottenuto dalla Cassa depositi e prestiti una somma pari a 532mila 883,50 euro, di cui 188mila 425,60 euro soggetti a ribasso e oltre a 106mila 593,67 per la manodopera e 14mila 331,16 euro per gli oneri di sicurezza. Detto ciò, tra incarichi e spese per i lavori, il Comune anticipa 427mila 225,73 euro. Sono soldi che Saan, intanto subentrata a Sica, deve liquidare all’amministrazione visto che l’ente ha agito in danno dell’azienda proprietaria del rudere. La vicenda è stata al centro di una lunga discussione in consiglio comunale qualche settimana fa. L’opposizione ha presentato un’interrogazione chiedendo ragguagli sul recupero delle somme anticipate dal Comune grazie a un mutuo acceso con la Cassa depositi e prestiti che, di recente, è stato pure saldato come recita una determina dirigenziale. In questa sede, il sindaco Buonocore ha evidenziato il «lavoro magistrale» del Comune e del legale, l’avvocato Erik Furno, nella disputa intrapresa con i responsabili dell’abuso edilizio. Ed è emerso anche che innanzi al Consiglio di Stato pende comunque un altro ricorso. Mesi fa, il Tar ha respinto un’istanza del Comune formulata contro Sica. L’ente, come precisato da Buonocore, intende rivalersi originariamente sulla società originaria tanto «da aver messo in mora gli eredi», proprio per la somma di circa 430mila euro.