Giovanna Salvati

Bimbi corrieri della droga. La staffetta dello spaccio

Giovanna Salvati,  

Bimbi corrieri della droga. La staffetta dello spaccio

Era il 22 settembre del 1985 quando Giancarlo Siani scrisse il suo ultimo articolo. «Nonna manda il nipote a vendere l’eroina». Sono trascorsi 35 anni e a Torre Annunziata non è cambiato nulla. I mini corrieri della droga per conto della nonna, dello zio o dei genitori, esistono ancora. L’eroina quanto la cocaina continua a girare, nelle tasche dei ragazzini ma ancora di più dei bambini. Piccoli, apparentemente innocenti. Scelti appositamente dai loro familiari per piazzare le dosi e non rischiare l’arresto.

Minori che non sono imputabili e che da sempre, come scriveva anche Siani, continuano a rappresentare per la camorra un importante punto di forza, un bacino inesauribile al quale attingere per formare le nuove leve. Lo dicono anche le attività delle forze dell’ordine.

Gli agenti del commissariato di Torre Annunziata – guidati dal dirigente Claudio De Salvo – tre mesi fa hanno beccato un ragazzino nel rione dei Poverelli. Stava in bicicletta e in tasca nascondeva una dose. Segnalato agli assistenti sociali. Ma da quel giorno i numeri sono lievitati e diventati inquietanti. I baby corrieri che si contano in città sono almeno dodici. Vengono utilizzati dai due clan che provano ad aumentare il volume degli affari, ma anche da insospettabili spacciatori che si sono messi in proprio. Usati per non correre rischi e soprattutto perchè agili proprio come dimostra l’ultima informativa che svela la staffetta dello spaccio. Hanno in media dai 9 ai 13 anni: girano sulle biciclette elettriche. In due in sella. Spuntano dalle palazzine popolari del rione Penniniello di via Settetermini, dai vicoli del Quadrilatero delle Carceri, rione Poverelli, Cuparella e via Murat.

In tasca hanno piccole dosi di cocaina e marijuana. Raggiungono il luogo concordato con il pusher. Nascondono la dose nei tubi di scolo o nei contatori dell’acqua. Sono i nascondigli che i carabinieri e polizia hanno individuato per occultare la droga. C’è anche chi usa le caditoie, la maggior parte ostruite e per questo non danno nell’occhio.

Lasciano lì la dose e poi vanno via. Al loro posto compare un altro ragazzino. Stessa età e sempre in sella allo scooter. Prende la droga e la trasporta in un altro punto della città. La cede e incassa i soldi. La staffetta dello spaccio che riesce a sfuggire al controllo della polizia e dei carabinieri. E se vengono comunque sorpresi non scatta l’arresto perchè quei bambini non sono imputabili. Al massimo scatta la segnalazione al tribunale per i Minori.

Segnalazioni che però, visto il gran numero, sono finite nei fascicoli degli assistenti sociali e la conseguenza non porta al carcere ma alla perdita della patria podestà dei genitori. Così piccoli ma già inseriti in un giro di droga, in un sistema malato che ruba la loro infanzia e consuma le loro energie. Invece di giocare a pallone quei bambini sono costretti a diventare delle pedine nelle mani della criminalità e imboccare strade sbagliate. Per loro non ci sono lezioni a scuola.

Quasi tutti infatti sono stati segnalati anche per dispersione scolastica. Un fenomeno assurdo che proprio come 35 anni fa rischia di cancellare l’infanzia dei piccoli bambini che vengono così utilizzati come pusher ma che presto potrebbero invece diventare assuntori nella migliore delle ipotesi,nella peggiore invece, dei futuri capi di piazze di spaccio e eredi di una criminalità che uccide, incendia auto e piazze bombe. Intanto sono a lavoro gli investigatori che stanno cercando di fare chiarezza anche sull’ultimo raid andato in scena in piazza Papa Giovanni XXII. Quest’ultimo episodio è quello che preoccupa di più gli inquirenti. Un agguato scampato, un giovane rampollo sfuggito alla pioggia di piombo.