Ciro Formisano

Castellammare: il libro nero dell’usura, undici vittime nel mirino. L’inchiesta si allarga 

Ciro Formisano,  

Castellammare: il libro nero dell’usura, undici vittime nel mirino. L’inchiesta si allarga 

Nel libro nero degli usurai ci sono undici nomi. Undici probabili vittime del sistema di prestiti a strozzo svelato dall’ultima inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata. Undici famiglie inghiottite nel tunnel dell’usura e costrette a pagare tassi d’interesse stellari pari anche al 100% del capitale prestato. E’ uno dei retroscena choc che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che mercoledì mattina ha portato all’arresto di due donne di Castellammare di Stabia, Carmela Cariello, di cinquantotto anni (finita in carcere a Pozzuoli) e sua figlia, Giada Del Gaudio, ventottenne ora ai domiciliari. Le due sono accusate, a vario titolo, di usura,  tentata estorsione e favoreggiamento personale. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Castellammare – guidati dal maggiore Carlo Venturini – e coordinate dal sostituto procuratore Sonia Nuzzo, le indagate avrebbero concesso prestiti a strozzo a tre vittime. Tre donne che hanno deciso di denunciare tutto alle forze dell’ordine. Per gli inquirenti, madre e figlia su 1000 euro prestati avrebbero imposto la riscossione, attraverso quote mensili, di 2000 euro. E se le vittime tardavano nei pagamenti – sostengono i pm – erano persino costrette a pagare una penale.

La lista nera dell’usura 

Ma l’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei giorni scorsi, messa in piedi anche grazie al coraggio delle persone finite nella rete del presunto giro di prestiti a strozzo, potrebbe rappresentare solo la punta di un iceberg. Nel corso delle indagini – come chiarito dal provvedimento firmato dal gip del tribunale di Torre Annunziata, Valeria Campanile – sono stati scoperti alcuni appunti. Liste con nomi e cifre ritrovate nell’abitazione della Cariello. Per i pm quelle carte rappresentano una prova tangibile del fatto che le indagate gestiscano l’affare dei prestiti a strozzo. E non solo. A «rendere evidente l’ampiezza dei traffici illeciti» gestiti dalla Cariello – come sottolinea il gip – c’è il numero «non trascurabile di nominativi rinvenuti sugli appunti in sequestro». Undici nomi di cui, ad oggi, soltanto tre hanno deciso di denunciare. Un’altra presunta vittima che sarebbe finita nel mirino delle donne accusate di usura, ascoltata dagli investigatori, ha però deciso di non denunciare, affermando di non aver mai ottenuto prestiti dalle due indagate. Per l’accusa, comunque, la Cariello, ritenuta la principale figura dell’inchiesta, avrebbe gestito un giro ben più ampio di prestiti. Al punto che la donna – scrive il giudice nell’ordinanza –  si sarebbe servita di una piccola rete di collaboratori: gente incaricata di riscuotere i “mensili”, le rate pattuite con le vittime. Dalle denunce delle persone taglieggiate è anche emerso che le due donne, per incassare gli interessi, avrebbero minacciato di morte e in una circostanza addirittura schiaffeggiato una persona in ritardo con i pagamenti.

Le indagini 

Un’indagine che, al di là delle presunte responsabilità delle indagate (accuse ancora tutte da accertare) pone però l’accento sull’attenzione rivolta dalla magistratura nei confronti di un fenomeno sempre più drammaticamente diffuso, soprattutto in provincia di Napoli. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 la sola procura di Torre Annunziata ha chiesto e ottenuto l’arresto di decine di persone. Tutte ritenute a capo di piccoli gruppi, spesso a conduzione familiare, specializzati nei prestiti a strozzo. Prestiti quasi sempre riscossi usando minacce, ritorsioni e in diversi casi anche violentissimi pestaggi. Molte anche le donne coinvolte in questo business a conferma del fatto che si tratta di un fenomeno trasversale. Le vittime sono piccoli operai, pensionati, gente che ha perso il lavoro. Ma anche imprenditori messi in ginocchio dalla crisi e costretti a dover fare i conti con la scarsa disponibilità ad elargire prestiti da parte degli istituti di credito. E proprio attorno alla crisi che ha messo in ginocchio la costiera vesuviana si annida il virus dell’usura. Un cancro che continua a mietere vittime nel silenzio, nella paura. Un male terribile contro il quale, però, combattono senza soste i magistrati della procura di Torre Annunziata e le forze dell’ordine.