Giovanna Salvati

L’amore malato e la figlia contesa. «Lei è mia, ti uccido»

Giovanna Salvati,  

L’amore malato e la figlia contesa. «Lei è mia, ti uccido»

Un amore malato, morboso, pericoloso. E l’unica vittima era quella piccola venuta al mondo, ignara di diventare un oggetto di contesa, un’arma nelle mani sbagliate solo per la sete di vendetta di una madre. Avrebbe dovuto accudirla, tenerla stretta al petto, cantarle la ninna nanna e proteggerla come ogni madre fa con il tesoro più prezioso al quale dona la vita. Ma invece, aveva deciso di utilizzarla come merce di una stupida guerra che poteva finire male. L’arrivo della divisa, il muro di omertà ridotto in macerie e la voglia di ribellarsi hanno invece salvato la piccola che ora rischia però di andare in affidamento. E’ il 22 luglio del 2016. In caserma di presenta un uomo.

Ha 24 anni. E’ un ragazzo come gli altri ma sulle spalle il peso di una vita nella quale ha bruciato le tappe. Diventato padre poco più che 15enne. Ma l’amore, si sa, fa superare ogni ostacolo. Si era innamorato di quella donna, Silvia Jovanovic che gli aveva regalato la gioia più bella: diventare padre. Un gomitolo piccolo, una bimba frutto dell’amore ma diventata poi, in poco tempo, strumento di odio. La piccola cresce ma il rapporto dei genitori si inclina. La donna vuole solo i beni immobiliari dell’umo, nulla di più. Dal canto suo l’uomo invece continua a sognare la famiglia. Un tetto sicuro sotto il quale vivere i sui giorni. non sarà così e inizia l’inferno.

Il suo racconto, in lacrime, ai carabinieri diventa un pugno nel petto: ripercorre le tappe subito dopo la nascita della bimba, il rapporto che diventa scontroso e violento. «Semplici divergenze caratteriali ma passerà» pensava l’uomo. Voleva provare a darsi una nuova ragione per ricominciare ed incassare i colpi. Ma giorno dopo giorno la relazione diventava sempre più violenta. Lui provava a non far mancare nulla alla donna e alla bimba «anche se non avevo molte possibilità» racconterà di fronte al militare che lo ascolta provando a dargli forza.  La situazione degenera e lui decide di interrompere la relazione ma ovviamente non rinuncia al rapporto con la sua piccola. E’ qui la Jovanovic inizia a vendicarsi.

La bambina diventa oggetto di contesa. Lui si presenta a casa per salutare la bimba la lei lo inizia a minacciare «sei un bastardo – grida – se ti avvicini ti ammazzo e ti sparo». L’uomo prova a calmarla ma la donna prende la bambina e inizia ad urlare davanti a lei. Inizia a scagliare contro l’uomo oggetti di ogni tipo, pietre e bastoni: una scena che si consuma davanti della bambina che inizia a piangere. Nei suoi occhi il terrore: le due persone che si stanno insultando sono coloro che dovevano insegnargli l’amore.

Poi la decisione della donna di impugnare un’arma bianca: tra le mani un coltello e nei gli occhi la rabbia di chi accecata dall’odio e dalla gelosia diventa una furia incontrollabile «se ti avvicini a lei io ti ammazzo, questa bambina è la mia, solo mia, tu non la vedrai più ed ora le farò togliere anche il tuo cognome». Parole alle quali seguono il lancio di coltelli. L’uomo è costretto ad andare via, fuggire attraverso una finestra e scomparire in un fondo agricolo. A fuggire per rimettersi al sicuro. Ma da quel giorno gli è stato vietato di vedere sua figlia fino alla decisione di vomitare tutto ai carabinieri.

C’è anche questo nell’ordinanza del gip Anzalone. C’è anche la sensibilità delle divisa nel conquistare la fiducia di chi per paura aveva deciso di non collaborare. Un’operazione che evidenzia come un amore malato possa diventare pericoloso per le persone coinvolte ma ancora di più per vittime innocenti come la piccola che ora vuole solo l’affetto di un papà e di una madre che gli raccontino favole e non gli mostrano invece gli orrori.