Mario Memoli

Scafati, i pentiti Spinelli e Loreto parlano del delitto Faucitano

Mario Memoli,  

Scafati, i pentiti Spinelli e Loreto parlano del delitto Faucitano

Dopo l’apertura del processo a dicembre la prossima settimana in Corte d’Assise a Salerno entra nel vivo il dibattimento a carico di esecutori e mandanti dell’omicidio di Armando Faucitano avvenuto in piazza Falcone e Borsellino a Scafati ad aprile di 5 anni fa. Sul banco dei testi della Procura Antimafia (pm Giancarlo Russo) ci saranno gli inquirenti che descriveranno la scena del crimine subito dopo l’assassinio e le indagini effettuate nell’immediatezza, con dichiarazioni e testimonianze di chi quel giorno era subito accorso sul luogo del delitto. A supportare le tesi della pubblica accusa, ci sarà anche Alfonso Loreto, collaboratore di giustizia che per primo ha indicato agli investigatori nomi e cognomi (e movente) dell’efferato omicidio. Su banco degli accusati ci sono Carmine Alfano, Vincenzo Alfano, Marcello Adini, e Pasquale Rizzo. Tutti rispondono di omicidio in concorso aggravato dal metodo mafioso. Ma a processo ci sono anche Giovanni Barbato Crocetta, Antonio Matrone, detto Michele e Vincenzo Pisacane che rispondono di reati minori. A fine 2019 c’erano state le condanne per Gaetano Esposito, scafatese, condannato ad un anno e quattro mesi per ricettazione e furto e Alberto Panico, di Trecase, al quale sono inflitti due mesi per concorso in furto. Entrambi avevano scelto il rito abbreviato. Punto fermo del processo sarà proprio “fonzino” Loreto che aveva spiegato di esserne venuto a conoscenza tramite Dario Spinelli (altro pentito che sarà in aula), identificato come uno degli accoliti del clan Ridosso-Loreto, che aveva imperversato nella zona con usura ed estorsioni. Il figlio dell’ex primula rossa Pasquale, alias ‘o ragiunier, aveva descritto uno scenario che confermava i sospetti della Procura, individuando in Alfano e Adini dediti a estorsioni e spaccio di droga i responsabili dell’omicidio. Loreto aveva detto di avere saputo chi dei due killer aveva premuto il grilletto e chi invece era alla guida dello scooter, l’Honda Sh ripresa dalle telecamere poco prima dell’omicidio, con in sella due persone con il volto coperto da un casco integrale. Per la Dda la decisione di uccidere Faucitano sarebbe stata la ritorsione per una partita di stupefacenti non pagata. All’epoca dei fatti, Adini e Alfano, coadiuvati da Rizzo che poco prima aveva preso un caffè con il 46enne e diventò poi testimone chiave del fatto, uccisero, a bordo di una moto di grossa cilindrata, Faucitano che si trovava su una panchina in piazza Falcone e Borsellino. A volere la morte di Armandino- secondo la Dda- furono le bocche di fuoco dei clan Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale, per vendicare l’onta delle dosi di cocaina, hashish e marijuana mai pagate, oltre a essere ritenuto uomo di fiducia delle forze dell’ordine per alcune “soffiate”. Alla base dell’omicidio vi era proprio la volontà di infliggere una punizione plateale ed esemplare. La motocicletta servita ai killer fu gettata tra le canne del Rio Sguazzatorio, poi ritrovata dagli inquirenti. Mezzo che sarebbe stato fornito da Barbato Crocetta che a sua volta l’aveva acquistato – senza pagarlo sostengono i magistrati – da un ragazzo di Boscoreale. In questo contesto Vincenzo Alfano avrebbe fornito ai due presunti esecutori materiali dell’omicidio un’auto per allontanarsi da Scafati subito dopo l’agguato.