Abusivopoli a Torre del Greco: scandalo senza fine, tegola risarcimenti per Borriello

Alberto Dortucci,  

Abusivopoli a Torre del Greco: scandalo senza fine, tegola risarcimenti per Borriello

Torre del Greco. Si aprirà a fine marzo davanti ai giudici della prima sezione penale della corte d’Appello di Napoli il nuovo processo-bis per lo scandalo abusivopoli all’ombra del Vesuvio. A un anno dal verdetto della Cassazione – gli ermellini confermarono, in buona sostanza, la sentenza di secondo grado e ordinarono la rideterminazione della pena per alcuni reati a carico di tre vigili urbani – l’ex sindaco Ciro Borriello dovrà, dunque, tornare in aula per chiudere l’ultimo capitolo di una saga giudiziaria cominciata a ottobre del 2011.

La tegola risarcimenti

Lo storico leader locale del centrodestra – già atteso a metà marzo da una nuova udienza relativa alla monnezza connection pagata con l’arresto del 7 agosto 2017 – e l’ex consigliere comunale Nicola Donadio dovranno fronteggiare solo la tegola risarcimenti per le persone offese. Salvo ulteriori colpi di scena – in primo grado i due politici vennero entrambi assolti, salvo poi essere condannati a un anno di reclusione con il beneficio della pena sospesa in secondo grado – i reati contestati dall’accusa saranno dichiarati estinti per prescrizione: remota, infatti, l’eventualità di un nuovo ribaltamento del verdetto con l’assoluzione dei due imputati. Dunque, l’unico nodo da sciogliere resterà la questione-risarcimenti al titolare della Dar Impianti: secondo il castello accusatorio costruito dalla procura di Torre Annunziata all’epoca delle indagini, l’imprenditore venne «danneggiato» dai controlli ad personam ordinati dall’ex onorevole di Forza Italia, preoccupato degli inteventi di restyling alle vetrine dell’attività commerciale di corso Vittorio Emanuele. L’ex consigliere comunale Nicola Donadio, invece, finì – sempre insieme a Ciro Borriello – sott’accusa per la soppressione di un verbale di sequestro elevato dagli agenti di polizia municipale al proprietario della boutique Bruno di via Roma per presunti lavori non autorizzati alle vetrine. Per entrambe le vicende, i giudici della prima sezione penale dovranno stabilire gli eventuali risarcimenti per le «vittime» dei due politici.

I capi della cricca

A completare l’elenco degli imputati, i capi della cricca di vigili urbani specializzati nel chiudere un occhio sulle colate di cemento fuorilegge in cambio di mazzette e regali: Errico Sorrentino – l’ex cerimoniere dell’ente di palazzo Baronale – e i colleghi Francesco Di Maio e Giuseppe Mazzella. Il primo in Cassazione venne condannato a complessivi 9 anni di reclusione, compresi gli sconti decisi dagli ermellini di Roma: il nuovo processo-bis servirà per provare a stralciare qualche ulteriore ipotesi di reato. Così come l’ex cerimoniere dell’ente di palazzo Baronale, Francesco Di Maio è attualmente rinchiuso dietro le sbarre del carcere. Ma, grazie alla sentenza della Cassazione di gennaio 2019, ora può sperare in una cospicua riduzione degli otto anni stabiliti in secondo grado: il nuovo processo d’appello servirà a rideterminare la pena finale. Identico discorso per l’ex vigile urbano Giuseppe Mazzella, condannato in secondo grado a 4 anni.

I ricorsi inammissibili

Già chiuse, invece, le restanti posizioni. Furono giudicati inammissibili, infatti, i ricorsi di tutti gli imputati finiti a processo per «posizioni minori». Confermate, dunque, le condanne a carico di Mario Di Cristo, Raimondo Dottrina, Ferdinando Formicola, Giovanni Salerno e Bernando Tamburrino. A chiudere l’elenco degli imputati l’ex consigliere comunale Vincenzo Maida e i suoi familiari: il fratello Roberto Maida e la figlia Valentina Maida – entrambi accusati di un falso certificato di malattia – si videro confermare gli otto mesi di reclusione con pena sospesa stabiliti dai giudici della corte d’appello di Napoli.

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