Stalker di Boscoreale, minacce alla vittima: «Brucerai come le auto»

Pasquale Malvone,  

Stalker di Boscoreale, minacce alla vittima: «Brucerai come le auto»

“Ti facciamo fare la fine delle macchine bruciate se parli con le guardie”. E’ la minaccia, l’ennesima, degli stalker boschesi inviate alla vittima in una lettera minatoria. Il commando punitivo guidato dall’ex compagna Silvia Jovanovic teme che qualcuno possa denunciarli ai carabinieri di Boscoreale. Dopo l’escalation di violenze e intimidazioni tese ad annientare la vittima e i suoi familiari, gli stalker iniziano ad avere paura. Capiscono, insomma, che la strategia del terrore potrebbe ritorcersi contro. La lettera di minacce anonima era stata infilata nella cassetta postale da uno dei componenti del commando, composto da parenti e amici della Jovanovic. Nell’ultimo anno era accaduto di tutto. La loro relazione era durata poco, quel tanto però da mettere al mondo una bambina. Lui, un ragazzino di quattordici anni più piccolo, era rimasto ammaliato da una donna esperta e tenace. Un errore di gioventù che però lo aveva segnato per gli anni a venire. L’escalation di rabbia e violenza scatta quando il giovane, oggi 30enne, decide di voltare pagina con un’altra donna, dalla cui relazione nasce un’altra bambina. La Jovanovic temeva di perdere ogni beneficio e di dire addio alla parte del patrimonio immobiliare ed economico della famiglia dell’ex. E così mette in atto la strategia del terrore che colpisce anche le persone a cui tiene di più: la madre e la nuova fidanzata. Nel giro di tre mesi vengono date alle fiamme cinque autovetture. In un altro episodio, una bottiglia incendiaria viene scagliata contro l’abitazione della nuova compagna, residente a Terzigno. Il commando punitivo non si ferma più. La Jovanovic e i tre sodali nascondono nel cortile di casa della vittima diverse dosi di cocaina e un ordigno esplosivo molto potente. Attraverso una telefonata anonima ai carabinieri di Pompei, lo incolpano ingiustamente e lo fanno arrestare in flagranza di reato. I militari non ci cascano e lo rilasciano il giorno seguente. Ma non è tutto. La gang aggredisce e ferisce la sua nuova compagna, che nel frattempo aveva dato alla luce una bambina. Già, perché la vittima aveva trovato finalmente un po’ di serenità. Un nuovo amore, un amore vero da cui ripartire. La don- na era stata aggredita nel cortile della sua abitazione nel corso di un tentativo di rapina a mano armata ad opera di due individui, che l’avevano ferita alla testa con il calcio della pistola. La rapina era solo una messa in scena per intimorire lei e il suo compagno. In base a quanto accertato dagli investigatori, agli ordini del maresciallo Massimo Serra, gli esecutori materiali sarebbero altri due soggetti, uno dei quali all’epoca dei fatti era minorenne. E’ quanto emergerebbe dall’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Immagini acquisite, intercettazioni telefoniche e pedinamenti hanno fornito agli inquirenti tutte le prove di colpevolezza per incastrare i responsabili. Oltre alla Jovanovic, dietro le sbarre ci sono anche la cognata Annarita Varone, 39 anni, Angelo Muscerino, 32 anni, e Paola Buondestino, 39 anni, su disposizione del Gip del Tribunale di Torre Annunziata, Antonello Anzalone. I quattro arrestati si trovano ora in carcere, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.