Bruscolotti: «Grato al Sorrento, fu un trampolino»

Cristina Esposito,  

Bruscolotti: «Grato al Sorrento, fu un trampolino»

“Quando sono arrivato a Sorrento, si respirava un’atmosfera di grandissimo entusiasmo. Ogni domenica, c’erano almeno quattro, cinquemila spettatori ad occupare ogni centimetro del campo Italia”. E’ un viaggio nel tempo quello di Beppe Bruscolotti, un salto nel passato per tornare a cinquant’anni fa quando, appena diciottenne, lasciava la sua Sassano per affrontare la prima esperienza da professionista. Il terzino sinistro, reduce dall’esperienza tra i dilettanti con la maglia della Pollese, trova una città in fermento che con il boom economico riscopre la sua vocazione turistica e, all’avvento della famiglia Lauro, deve un periodo di grande sviluppo e prosperità, ma anche straordinari successi dal punto di vista sportivo. Dal ’67 al ’71, infatti, il Sorrento diretto dal Comandante Achille Lauro e dal Dottor Andrea Torino si è reso protagonista di un’autentica favola partendo dalla Promozione fino a toccare il punto più alto della storia del club, la Serie B. Nell’estate del 1970 Bruscolotti si aggrega alla formazione guidata da Giancarlo Vitali per contribuire a quella che diventerà la cavalcata trionfale verso la vittoria del campionato di Serie C.

“E’ stato il trampolino di lancio per la mia carriera e sono riuscito a conquistare fin da subito un posto nell’undici titolare. Il Campo Italia era un vero e proprio fortino al pari della nostra difesa e non è un caso se quella stagione abbiamo subito soltanto dodici reti, senza dimenticare il record del portiere Gridelli che restò imbattuto per 1537 minuti di gioco. Un primato che si è interrotto in trasferta ad Enna quando abbiamo subito gol da un attaccante di un metro e cinquanta. Paradossale se pensiamo che il più basso di noi era un metro e settantacinque”.

Un agguerritissimo testa a testa con la Salernitana entusiasma ed appassiona l’intera città e proprio la vittoria nel derby contro i granata trasmette alla formazione rossonera la consapevolezza di poter riuscire nell’impresa. Alla fine del campionato, con 51 punti, il Sorrento festeggia lo storico traguardo, ma la gioia dei tifosi si trasforma presto in amarezza quando si diffonde la notizia dell’inadeguatezza dell’impianto cittadino ad ospitare le gare del campionato cadetto. “In Serie B, abbiamo disputato tutte le partite interne al San Paolo, ed abbiamo pagato lo scotto di giocare lontano dalla penisola sorrentina. Gli avversari giocavano sul velluto perché il peso di mille tifosi in uno stadio così grande era davvero minimo. Sono convinto che se ci avessero concesso di disputare quel campionato a Sorrento saremmo riusciti a salvarci”.

La squadra del duo Lauro-Torino, contrariamente alle loro speranze, non trova nemmeno la simpatia dei tifosi napoletani. Anzi, la clamorosa vittoria dei rossoneri nella gara di Coppa Italia contro il Napoli (di cui Lauro era Presidente onorario) è stata considerata una vera e propria offesa dai partenopei. Eppure, quella serata segnerà il destino del giovane Bruscolotti: “Di fronte avevo Altafini che si lamentava per la mia marcatura che, a suo dire, era troppo asfissiante.

In realtà, facevo solo il mio dovere e tutto è andato per il verso giusto. E’ stata una serata da ricordare, principalmente per me perché penso che il Napoli mi abbia notato proprio in quell’occasione. Cominciavo a calcare campi prestigiosi come l’Olimpico nella sfida contro la Lazio di Chinaglia e, dunque, si aprivano spiragli per il mio futuro”. Purtroppo i risultati tardano ad arrivare e la matricola Sorrento chiude il girone d’andata con soli sei punti. Da qui, il cambio di guardia sulla panchina, con Atripaldi che prende il posto di D’Alessio ed un rinnovato entusiasmo ad accompagnare il tentativo di rimonta. Una favola interrotta proprio sul più bello e così le strade di Sorrento e Beppe Bruscolotti si sono separate: “Devo tanto a questa città verso la quale nutro tutt’ora un profondo legame. Negli anni, mi sono interessato alle sue vicende calcistiche e dispiace vedere che più nessuno e’ riuscito a ripetere la stessa impresa”.