Corvi a Pompei, lettera anonima contro i candidati

Teresa Palmese,  

Corvi a Pompei, lettera anonima contro i candidati

La prossima tornata elettorale che coinvolgerà Pompei, scaturita dalla sfiducia firmata contro l’ex sindaco Pietro Amitrano per mano di 11 consiglieri su 16 della sua amministrazione, e che di fatto ha messo fine a una legislatura durata appena 26 mesi, si preannuncia già infuocata. Terribilmente calda tra veleni, polemiche e inciuci. Alla vigilia del ritorno alle urne nella città degli Scavi, chiamata ormai a votare a cadenza biennale, è già spuntata la prima lettera anonima che vomita fango su alcune delle personalità politiche che si sono fatte avanti nelle ultime ore in vista delle prossime comunali, tra cui alcuni ex consiglieri e assessori che hanno giocato un ruolo chiave nell’esecutivo guidato da Amitrano. Una lettera inviata anche in Procura, nonché a carabinieri e polizia, per dire basta a un sistema politico che ormai ha «stancato la nostra Pompei». Una missiva di cinque pagine, in alcuni passaggi scritta in neretto a evidenziare specifici episodi, e che è stata fatta recapitare anche nella posta di diversi cittadini di Pompei. Al centro del documento la denuncia «dell’operato di alcuni consiglieri e altri uomini politici che imperversano da anni nella città di Pompei determinando uno sfascio socio-economico culturale». Nella lettera sono indicati pure i nomi dei personaggi accusati di essere il male della politica di Palazzo de Fusco e si fa persino riferimento a un festeggiamento in un noto locale della città mariana subito dopo la sfiducia al sindaco, con tanto di brindisi con champagne. Episodi elencati uno a uno, con tanto di nomi. Nella missiva si ripercorrono le tappe che hanno poi portato alla sfiducia, a partire dai malumori legati all’Hub ferroviario e al progetto Eav dal valore di quasi 70 milioni, affari che avrebbero di fatto incrinato gli equilibri di Palazzo de Fusco perché «impossibili da pilotare», e viene pure difesa la figura dell’ex sindaco Amitrano, indicato come la vittima di un sistema politico che conferma la mentalità di paese. Una lettera destinata ora a generare nuovo odio a soltanto poche settimane dall’ultimo ribaltone firmato nello studio di un notaio di Torre da 8 consiglieri di maggioranza e 3 dell’opposizione. E che, a sorpresa, non menziona un altro degli argomenti caldi che hanno fatto saltare i nervi ai vertici del Municipio. Si tratta della questione delle commissioni di gara composte da membri interni, anche per la gestione dei concorsi pubblici, contrastata dagli esponenti del Pd che per mesi hanno invocato la nomina di professionisti esterni. Mai avvenuta.