Tiziano Valle

Cosimo Turizio, il pilota napoletano che rinunciò alla F1

Tiziano Valle,  

Cosimo Turizio, il pilota napoletano che rinunciò alla F1

Una poltrona, un divano, qualche tavolino e rubriche di auto. Il tempo passa ma la porta davanti a lui non si apre. Dentro quella stanza, in un ufficio moderno e lussuoso, ci sono i dirigenti della Arrows, la scuderia britannica fondata dal finanziere italiano Franco Ambrosio, che sta preparando il suo debutto in Formula Uno. E’ il 1977 e Cosimo Turizio, napoletano del 1941, è già un pilota affermato nel panorama delle gare automobilistiche minori. Aspetta cinque, dieci minuti, poi mezz’ora, e alla fine decide di alzarsi e andare via. Dietro quella porta c’è la possibilità di firmare un contratto e diventare un pilota di Formula Uno, ma lui è un tipo tosto, orgoglioso e nessuno prima di allora gli aveva fatto fare tanta anticamera.

Così decise di alzarsi e andare via, rinunciando ai soldi, alla fama. I dirigenti della Arrows non se l’aspettavano e alla fine furono costretti a mettere sotto contratto Riccardo Patrese. La storia di Cosimo Turizio, oggi settantanovenne, è rispuntata fuori nel corso della prima edizione del premio Casco Azzurro, andata in scena sabato 29 febbraio a Ottaviano «per far rivivere la gloria dell’automobilismo partenopeo».

Una sorta di giorno dell’orgoglio per gli amanti delle quattro ruote e della velocità all’ombra del Vesuvio. Cosimo Turizio è stato premiato dall’onorevole Enzo Rivellini, ideatore della manifestazione, presieduta da Paolo Scudieri, patron della Adler Group. Un vero e proprio premio alla carriera quello assegnato al pilota napoletano che nella sua vita ha partecipato a oltre 300 gare automobilistiche. Campione d’Italia classe 1300 categoria turismo nel 1972; tra i tanti successi può vantare anche la “Medaglia d’oro” di “Autosprint” nel 1972, il diploma al merito d’onore della Commissione Sportiva Automobilistica Italiana (1973), il diploma d’onore dell’Associazione Nazionale Corridori Italiani (1975).

Turizio, manco a dirlo, è proprietario di un’autosalone e qualche anno fa è riuscito a coronare il sogno di acquistare una monoposto da Formula Uno, proprio del 1977: la Hesketh 308-E allora pilotata dal duo Rupert Keegan – Derek Daly, nonché ultima monoposto realizzata dal costruttore britannico Hesketh. Con questa stessa auto ha preso parte a varie gare del “Fia Historic Formula One Championship”. Nel marzo 2012 ha deliziato tutti i presenti alla rievocazione della “Coppa Primavera Vintage”, affrontando i tornanti della gloriosa “Amalfi-Agerola”, vinta per ben 3 volte in carriera, a bordo della sua Hesketh.

L’anno dopo ha vinto il premio “I Gironi di Furore – I Gironi dei Campioni” proprio per le sue vittorie alla Coppa Primavera. Ma una delle esperienze più incredibili della sua vita l’ha vissuta nel 2016, sul circuito di Monza, quando all’età di 75 anni è riuscito ad aggiudicarsi la gara delle monoposto di Formula 2 della sessantatreesima edizione della Coppa Intereuropa, la prestigiosa gara riservata all’Historic Sports Cars Club, viaggiando a una media di quasi 180 chilometri orari. Un successo che l’ha mandato indietro di 40 anni, a quel giorno del 1977, quando per orgoglio decise di mandare all’aria il sogno di correre in Formula Uno.