Il ritorno del comandante coraggioso: «Non chiamatemi eroe, i gladiatori sono i miei ufficiali»

Salvatore Dare,  

Il ritorno del comandante coraggioso: «Non chiamatemi eroe, i gladiatori sono i miei ufficiali»

«Gli uomini semplici sono sempre eroi» cantava Eduardo De Crescenzo. E in effetti il comandante Gennaro Arma un uomo semplice lo è per davvero. Anche perché quell’etichetta di semidio che gli hanno affibbiato pure dalla sua compagnia, la Princess Cruises, non la vuole. Preferisce che siano esaltati i suoi ufficiali: «Sono i miei gladiatori». Di lui preferirebbe se ne parli poco. «Sono solo un marinaio» ha ripetuto ieri alla moglie, Mariana Gargiulo, che dalla propria casa di Sant’Agnello respinge i cronisti e chiede il rispetto della privacy. «Non dite che Gennaro è un eroe – ripete con voce sollevata – Mio marito è un uomo di mare ed ha eseguito ciò che i capitani devono fare: essere a capo e decidere».

Nella notte italiana tra domenica e lunedì, dopo settimane di inferno per il contagio da coronavirus avvenuto sulla Diamond Princess (oltre 600 tamponi positivi), il capitano ha potuto lasciare la sua nave, ancorata nella baia di Yokohama, in Giappone. «E’ stata una situazione inedita, c’è stato tanto da fare» le sue parole appena giunto in banchina. Tornerà a Sant’Agnello tra una ventina di giorni perché, in via precauzionale, dovrà osservare un periodo di quarantena assieme ai suoi stretti collaboratori. Poi potrà riabbracciare Mariana e dare un bacio al figlioletto. «L’importante è che stia bene» fa sapere la moglie. Passo felpato, completo blu scuro, trolley, mascherina, guanti e cappello d’ordinanza sotto al braccio. Appare in forma. La foto del comandante che tocca terra ha fatto il giro del mondo e diventa l’immagine virale di un uomo normale di 45 anni, di un bravo marinaio, che è stato l’ultimo a scendere da bordo così come impongono l’etica professionale e le regole secolari della marineria. L’ha fatto con un pizzico di orgoglio perché ha saputo frenare l’avanzata della psicosi. E non era semplice: 3.700 passeggeri “in ostaggio” per l’emergenza più 300 persone dell’equipaggio alle proprie dipendenze.

Ma «the brave captain», come l’ha ribattezzato uno dei passeggeri in un video o, più semplicemente, il ragazzotto di Meta svezzato dall’istituto nautico “Nino Bixio” di Piano di Sorrento, ha avuto gli attributi.E’ l’anti-Schettino? Mediaticamente sta funzionando così. Anche se tirare in ballo la tragedia della Costa Concordia e ripescare la figura del capitano Francesco Schettino – oggi detenuto a Rebibbia per scontare 16 anni di carcere – appare fuori luogo. Il comandante Arma si dice «molto felice perché è finita quest’esperienza nel miglior modo possibile». E, spiega la moglie, «è orgoglioso per aver avuto al fianco dei bravi ufficiali».

La signora Mariana è un po’ timorosa quando parla del marito e non ne fa mistero. «Il compito più difficile per me è affrontare i media. Non ero preparata a fronteggiare l’attenzione degli organi di informazione e reggerne l’impatto». Un messaggio di distensione arriva dal sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani, amico di vecchia data della famiglia Arma che ora si dice pronto a organizzare una grande festa quando il capitano tornerà a casa: «Siamo felicissimi. Il comandante è un grande uomo e l’ha dimostrato». Poi un monito alla stampa, perché «è ingeneroso per la nostra terra accostare la vicenda della Princess a quella della Concordia».I complimenti comunque sono tanti e arrivano da ogni angolo del pianeta. La compagnia di navigazione, addirittura, ha voluto ringraziare il capitano con un tweet che ha catturato migliaia di condivisioni. «Per noi è un eroe. Ringraziamo lui e il nostro eccezionale equipaggio. Offriamo la nostra sincera gratitudine a tutte le agenzie in Giappone e nel mondo che hanno lavorato con noi per aiutare i nostri ospiti e l’equipaggio in questo momento straordinario». Luigi Di Maio, con cui il capitano si è aggiornato ogni mattina attraverso chat e messaggi, ne fa un’icona del Belpaese: «Ci siamo sentiti spesso in questi giorni – dice il ministro – Mi ha colpito il suo coraggio. Ha avuto anche la capacità di trasmettere tanta serenità al suo equipaggio e a tutti i passeggeri della nave, nonostante stessero vivendo una situazione surreale. Persone come il comandante Arma sono il simbolo di un’Italia forte che non molla mai». Basti pensare che la sera di San Valentino, nel tentativo di sdrammatizzare, il capitano ha fatto distribuire a bordo centinaia di cioccolatini con la forma del cuore, poi ha fatto recapitare in ogni cabina biglietti di incoraggiamento a sua firma fino a recitare una poesia dedicata agli innamorati. Ha preso il microfono e ha letto dei versi trasmessi in filodiffusione su tutta la nave. Applausi. Sorrisi. E lacrime. Tipo quelle della moglie, domenica notte, quando via WhatsApp il capitano le ha inviato la foto del suo sbarco: «Mi ha detto… “Guarda che bella fotografia”. Gennaro è una roccia».