Omicidio Autuori, c’è un pentito. Nuove accuse al boss Di Martino del clan Cesarano

Ciro Formisano,  

Omicidio Autuori, c’è un pentito. Nuove accuse al boss Di Martino del clan Cesarano

Si apre con un colpo di scena il processo per l’omicidio di Aldo Autuori, l’uomo assassinato dalla camorra, a Pontecagnano, il 25 agosto del 2015. La procura Antimafia, nel corso dell’udienza preliminare che si è svolta ieri mattina davanti al gup del tribunale di Salerno, ha depositato un verbale inedito firmato da un collaboratore di giustizia. L’interrogatorio, reso il 21 febbraio scorso, porta la firma di Filippo Caracallo, pentito un tempo legato al clan Mallardo e già condannato per omicidio con le attenuanti riservate ai collaboratori.

Il processo

Un altro tassello che si aggiunge al già corposo castello di accuse che ha portato all’arresto, tra gli altri, anche del super boss Luigi Di Martino, l’ultimo reggente del clan Cesarano di Castellammare nonché l’erede al trono del padrino ergastolano Ferdinando Cesarano. Con Luigi ‘o profeta sono imputate anche altre 5 persone tra cui Francesco Mallardo, a sua volta considerato figura di vertice del clan attivo nella zona di Giugliano. Nella prossima udienza verrà affidato l’incarico per la trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche e gli imputati potranno comunicare l’eventuale decisione di optare per un rito alternativo. Un processo importante per Luigi Di Martino. Per il boss di Ponte Persica, proprio sulla scorta degli indizi raccolti nel corso di quest’indagine, la Direzione Investigativa Antimafia ha chiesto e ottenuto, dal Ministro della Giustizia, la firma sul decreto che ha disposto il trasloco di Luigi ‘o profeta al regime del 41 bis. Da settembre dell’anno scorso il capoclan – già condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso – è recluso nel braccio di massima sicurezza del carcere di Milano Opera.

L’inchiesta

Secondo la ricostruzione degli inquirenti  due elementi di spicco del clan Pecoraro-Renna operante nella Piana a Sud di Salerno si sarebbero rivolti proprio aLuigi Di Martino chiedendogli un aiuto per l’esecuzione materiale dell’omicidio. Di Martino, a sua volta, avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali del delitto rivolgendosi a Francesco Mallardo. Mallardo e Di Martino, infatti, avrebbero stipulato un patto di ferro tra le due cosche, arrivando a incontrarsi più volte. Un retroscena emerso, nei mesi scorsi, anche dall’inchiesta sull’Alleanza di Secondigliano, la mega federazione criminale nata dalla fusione tra Mallardo, Contini e Licciardi. Di Martino avrebbe così fatto da collante tra i due clan arrivando a diventare l’anello di congiunzione tra la camorra delle province di Napoli e Salerno. Al centro dell’indagine sull’omicidio Autuori ci sono i racconti di diversi pentiti oltre a una serie di intercettazioni. Prove, indizi e accuse che rappresenteranno il fulcro del braccio giudiziario che entrerà nel vivo nei pressi mesi. Negli ultimi due anni Di Martino è stato coinvolto in numerosi processi per estorsione aggravata. Vicende per le quali, nei vari gradi di giudizio, ha incassato condanne per poco meno di 30 anni di reclusione complessivi. L’ultima sentenza è arrivata a dicembre: 10 anni in primo grado per il racket imposto agli imprenditori del mercato dei fiori di Pompei.