Tiziano Valle

Racket sui videopoker:  15 anni gli esattori dei Cesarano

Tiziano Valle,  

Racket sui videopoker:  15 anni gli esattori dei Cesarano

Racket sui videopoker: diventano definitive le condanne per i 3 affiliati del clan Cesarano che hanno scelto il rito abbreviato. La Cassazione ha confermato il verdetto firmato dalla Corte d’Appello a dicembre del 2018. Una sentenza che aveva in parte ridimensionato le pene inflitte a carico di Gerardo Di Martino, figlio del super boss Luigi ‘o profeta, Aniello Falanga, esattore della cosca, e Raffaele Belviso, ritenuto figura apicale dell’organizzazione. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di estorsione e tentata estorsione. Reati sui quali pesa l’aggravante delle finalità mafiose.Nel processo d’Appello i giudici hanno in parte accolto le richieste del collegio difensivo, riducendo le pene inflitte, in primo grado ai 3 imputati. Belviso (difeso dagli avvocati Francesco Romano e Stefano Sorrentino) aveva incassato 7 anni e due mesi di reclusione. Pena ridotta a 6 anni dai giudici della Corte d’Appello di Napoli.

Ridotta la condanna anche per Di Martino junior (difeso dall’avvocato Renato D’Antuono) passato dai 5 anni e 1 mese del primo grado ai 3 anni e 8 mesi. Pena ridotta, infine, per Falanga (difeso dall’avvocato Massimo Autieri).  L’uomo accusato di essere un esattore della cosca nonché il braccio destro del ras Giovanni Cesarano aveva incassato 6 anni e 7 mesi per questa vicenda. Condanna ridimensionata in appello, dove il presunto cassiere del pizzo ha incassato 4 anni e 8 mesi di carcere.L’ultimo atto di un processo che trae origine da una delle tante indagini condotte dall’Antimafia sugli affari illeciti della cosca con affari a Castellammare di Stabia, Pompei e Scafati. Un’indagine che ha portato all’arresto di 4 persone (i tre imputati che hanno scelto il rito abbreviato e Luigi di Martino, unico a optare per l’ordinario).

Il lavoro degli investigatori ha portato alla luce una fitta e capillare rete estorsiva legata, tra l’altro, al monopolio delle slot machine. Per gli inquirenti i 4 imputati avrebbero imposto la legge del pizzo – con richieste sempre più esose – ad un imprenditore specializzato nell’installazione dei videopoker.

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Eliana Franco emerge che la vittima sarebbe stata costretta a pagare fino a 4.000 euro al mese. Una tangente imposta per oltre 10 anni. L’imprenditore – tra il 2007 e il 2017 – avrebbe versato la quota ai vari boss che si sono avvicendati in cima alla cupola del clan fondato da Ferdinando Cesarano. Prima Luigi Di Martino, poi suo figlio Gerardo e infine Belviso.

Anche a causa della crisi economica del clan la cosca avrebbe imposto “tangenti” sempre più care. Passando da 2.000 a 4.000 euro al mese. Troppi per la vittima che dopo anni di vessazioni ha deciso di raccontare il suo inferno. Accuse che – associate ai riscontri sul campo eseguiti dagli uomini in divisa – hanno spinto i giudici a condannare gli imputati in tutti i gradi di giudizio. L’unica sentenza non ancora definitiva riguarda il boss Luigi Di Martino, recentemente trasferito al regime del 41 bis al carcere di Milano Opera. Luigi ‘o profeta, per questa vicenda, è stato condannato a 9 anni di reclusione in primo grado.