Ciro Formisano

Soffiate al figlio del boss. Parte il processo al politico-poliziotto

Ciro Formisano,  

Soffiate al figlio del boss. Parte il processo al politico-poliziotto

Resta seduto al suo posto, senza battere ciglio. Osserva con attenzione, scruta i movimenti dei suoi avvocati mentre ascolta le parole che rimbalzano tra le pareti grigie di quella piccola aula al piano terra del tribunale di Torre Annunziata.

E’ così che Ciro Piccirilo, il politico-poliziotto sottoposto al divieto di dimora a Torre del Greco, ha vissuto il primo atto del processo che lo vede imputato per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. Un procedimento che rappresenta uno dei tanti filoni aperti attorno alla mega indagine sul voto di scambio alle ultime elezioni comunali di Torre del Greco, il fascicolo messo insieme, in pochi mesi, dal pool di magistrati coordinati dal procuratore Pierpaolo Filippelli. Piccirillo, eletto in una lista civica a sostegno dell’attuale sindaco Giovanni Palomba, è accusato di aver avvertito Giovanni Massella – figlio di un boss del clan Ascione-Papale ucciso nel 2003 e capo del commando dei compra voti al servizio di Stefano Abilitato, l’altro politico coinvolto nello scandalo – dei controlli programmati nel seggio di corso Garibaldi, il giorno delle elezioni, dal commissariato di polizia di via Sedivola.

Ieri mattina, a poco meno di due anni dall’esplosione dello scandalo, si è aperto ufficialmente il processo a carico dell’ex consigliere comunale. Davanti al giudice monocratico Marco Feminiano sono stati ascoltati due investigatori che hanno preso parte alle indagini. Due marescialli di carabinieri e finanza che incalzati dalle domande dei pm Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo, hanno ricostruito la genesi dell’inchiesta. Dal famoso video di Fanpage, nel quale si riprende la compravendita dei voti davanti al seggio allestito all’intero dell’istituto nautico, fino all’individuazione di Giovanni Massella. «L’ho riconosciuto da un tatuaggio», ha raccontato il maresciallo della finanza. Da qui un incontro casuale e poi la decisione dello stesso Massella di presentarsi in Procura per raccontare la sua verità sui voti comprati alle elezioni. Il super testimone ha svelato di aver acquistato le preferenze degli elettori in cambio della promessa – firmata da Stefano Abilitato e Simone Onofrio Magliacano (ex assessore e sponsor politico di Abilitato) – dell’assunzione a tempo indeterminato di suo figlio e di altri indagati all’interno della ditta di raccolta della spazzatura. Non solo, Massella ha parlato anche dei contatti avuti con Piccirillo il giorno del voto, con quest’ultimo che lo avrebbe avvertito dei controlli messi in campo dalla polizia per contrastare l’eventuale compra-vendita di preferenze davanti ai seggi elettorali.

«Dai controlli sul cellulare di Massella e dai tabulati telefonici sono emersi numerosi contatti tra Massella e Piccirillo il giorno del voto, circa 19 contatti accertati soltanto il 10 giugno», il succo della deposizione resa in aula dal maresciallo dei carabinieri. Sull’acquisizione degli atti e sull’interpretazione dei tabulati c’è stato un acceso scontro tra accusa e difesa nel corso dell’udienza.

L’investigatore ha comunque ribadito di aver accertato, a riscontro delle dichiarazioni di Massella, che effettivamente la polizia avrebbe istituito dei controlli nei pressi dei seggi elettorali il giorno del voto.

Il processo, però, entrerà nel vivo dalla prossima udienza, fissata ad aprile. In quella circostanza è in calendario la testimonianza, tra gli altri, proprio di Giovanni Massella, ritenuto la figura principale dell’indagine e già condannato, in primo grado, nel processo con rito abbreviato, per il reato di associazione per delinquere finalizzata al voto di scambio. Abilitato e Magliacano, invece, hanno entrambi patteggiato. Restano in corso soltanto due filoni processuali. Il primo vede imputato Piccirillo. Mentre nel secondo è alla sbarra l’ex presidente della Turris Domenico Pesce, detto Mimmo assieme a Vincenzo Izzo e Gennaro Savastano