Housing Sant’Agnello, il giudice blinda l’inchiesta: «Ma il sequestro salverà le famiglie»

Salvatore Dare,  

Housing Sant’Agnello, il giudice blinda l’inchiesta: «Ma il sequestro salverà le famiglie»

Il sequestro del complesso di housing sociale di Sant’Agnello «è l’ultima ancora di salvezza» per i 53 assegnatari degli appartamenti. Non essendo ancora effettivi proprietari delle case ritenute abusive, i potenziali inquilini potranno ricevere i rimborsi delle somme già versate ad Shs, l’impresa dell’ingegnere Antonio Elefante che ha costruito l’edificio. Parliamo di cifre che oscillano tra 250 e 400mila euro per singola abitazione. Insomma, non di spiccioli. Sono le prime conclusioni del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Antonio Fiorentino che motiva la convalida del sequestro. Nel dispositivo il magistrato spalanca l’orizzonte investigativo parlando di lottizzazione abusiva. Al momento ci sono quattro indagati: Elefante, il co-amministratore di Shs Massimiliano Zurlo, Danilo Esposito e Francesco Gargiulo, entrambi amministratori di New Electra, la ditta edile di Piano di Sorrento chiamata da Shs ad eseguire gli interventi. Ma dalle “semplici” violazioni urbanistiche le accuse iniziano a montare. Anche il gip bolla come illegittimo il permesso di costruire (sia sotto il profilo urbanistico che ambientale) poiché fondato su una procedura viziata da irregolarità. E’ il caso del parere chiesto dal Comune al professore Ferdinando Pinto (estraneo alle indagini), che condizionò il rilascio dell’autorizzazione ad Shs alla pronuncia della Corte Costituzionale, che doveva esprimersi sulle deroghe urbanistiche. Dispositivo che venne emesso nel 2016 ma che non è stato tenuto in considerazione dal Comune. Ma al di là dei tecnicismi, è evidente che l’inchiesta rischia di travolgere la pubblica amministrazione. Molto si basa sulla consulenza tecnica di parte che la Procura ha affidato all’architetto Ciro Oliviero e di cui si attende il deposito completo. Il gip già ne menziona i primi contenuti, che sposano la tesi della Procura: «Sono conclusioni decisamente più approfondite di quelle a cui era giunto il tecnico nominato nel 2017 come ausiliario di polizia giudiziaria, che non aveva minimamente approfondito la tematica del quesito al professor Pinto e l’effettiva deroga del Pua rispetto al Put». Insomma, pare quasi non esclusa una responsabilità (non dolosa?) ascrivibile a coloro che, prima di adesso, sono stati chiamati a lavorare nell’inchiesta sull’housing. E il Pua? Pure il piano urbanistico attuativo approvato dalla giunta del sindaco Piergiorgio Sagristani nel 2015 secondo il procuratore facente funzioni di Torre Annunziata, Pierpaolo Filippelli, risulta non corretto e, quindi, oggetto di indagine. Per il gip il tentativo di difesa di Elefante è «strenuo»: l’ingegnere dichiara che il progetto è aderente al Prg, al Peep e non in deroga. «Tali asserzioni sono nettamente smentite dalla delibera di approvazione del Pua (quella della giunta, ndr)», spiega il magistrato, che fa notare come in quell’atto si citino pure il parere di Pinto e la legge regionale del Piano casa. «E’ evidente la necessità di impedire che possano essere aggravate le conseguenze dei reati in contestazione con l’ingresso dei proprietari e l’utilizzo degli immobili – scrive Fiorentino – L’improvvisa accelerazione nei provvedimenti impressa dalla Procura è logica. Se le conclusioni finali del consulente dovessero confermare l’attuale impianto accusatorio con illegittimità dei titoli autorizzativi» il sequestro oggi in vigore «rappresenterebbe una sorta di ultima ancora di salvezza per i tanti ignari promissari acquirenti, che non essendo ancora divenuti proprietari degli immobili non dovranno anche subire direttamente le conseguenze di un definitivo accertamento dell’abusività degli immobili, e potranno ricevere ristoro parziale o totale attraverso i contratti di assicurazione che verosimilmente hanno stipulato all’atto dei primi esborsi degli anticipi».