Sprechi per la casta di Torre del Greco: spuntano i primi politici indagati

Alberto Dortucci,  

Sprechi per la casta di Torre del Greco: spuntano i primi politici indagati

Torre del Greco. A venti giorni dal blitz dei carabinieri a palazzo Baronale, spuntano i primi indagati per le spese relative ai gettoni riconosciuti ai politici per la partecipazione alle sedute delle cinque commissioni consiliari. Al momento i nomi restano top secret, ma l’inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata e dalla procura militare di Santa Maria Capua Vetere riguarderebbe diverse posizioni. In particolare, sotto i riflettori degli investigatori – la delega di indagini è stata affidata ai carabinieri – sarebbero finite le «presenze» dei consiglieri comunali in municipio e i tempi di percorrenza dei politici per raggiungere il posto di lavoro.

La restituzione dei registri

D’altronde, l’obiettivo degli investigatori era stato chiaro già durante la prima «visita» in Comune. I militari dell’Arma puntarono direttamente ai registri delle cinque commissioni consiliari, con particolare riferimento alle riunioni tenute a partire dal primo novembre 2019. Sotto i fari delle due procure chiamate a fare luce sulle spese sostenute dall’ente di palazzo Baronale finirono i «libroni» utilizzati per segnare le presenze dei consiglieri comunali – a ogni firma corrisponde un gettone da 32,50 euro, fino al raggiungimento della somma massima mensile di 943,08 euro per ogni politico – e le liquidazioni di pagamento dei rimborsi riconosciuti alle ditte presso cui risultano assunti i «lavoratori» del municipio. Un vero e proprio salasso per le casse del Comune, variabile tra i 15.000 euro e i 16.800 euro al mese grazie a un’apposita modifica al regolamento con cui venne introdotta la possibilità di cumulare gettoni durante la stessa giornata. Una modifica successivamente finita al centro di un’accesa discussione politica, conclusa con un ordine del giorno finalizzato al ripristino del divieto di cumulabilità in attesa di essere votato da 8 mesi. In settimana, i carabinieri sono tornati a palazzo Baronale per restituire – tutti in fotocopia – i registri acquisiti a metà febbraio.

I primi indagati

Durante le tre settimane intercorse tra le due «visite» in municipio qualche politico – attraverso il proprio legale di fiducia – avrebbe presentato richiesta d’accesso al registro delle notizie di reato, scoprendo di essere interessato da un’inchiesta. D’altronde, a partire da metà febbraio le attività investigative avrebbero interessato diversi aspetti della vita «lavorativa» dei politici di palazzo Baronale. Con particolare attenzione agli orari di ingresso e uscita dalle singole commissioni consiliari e agli eventuali tempi di percorrenza per raggiungere i posti di lavoro. Ulteriori accertamenti, infatti, potrebbero essere stati svolti sulle ditte private presso cui risultano assunti – alcuni dopo le elezioni del 10 giugno 2018 – diversi consiglieri comunali della maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Palomba e dall’opposizione. «Siamo sereni – la convinzione espressa in varie occasioni dal sindaco -. Le verifiche potranno accertare la legittimità del lavoro portato avanti dagli esponenti di maggioranza e opposizione. Abbiamo massima fiducia nel lavoro degli investigatori».

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