Ottaviano. Il boss Cutolo rifiuta le cure e presto tornerà in carcere

Giovanna Salvati,  

Ottaviano. Il boss Cutolo rifiuta le cure e presto tornerà in carcere

Raffaele Cutolo non vuole curarsi. Il boss fondatore della Nuova Camorra Organizzata rifiuta di sottoporsi agli accertamenti e alle Tac che potrebbero svelare la patologia della quale soffre e che lo ha portato, il 19 febbraio scorso, ad un ricovero urgente dal carcere all’ospedale di Parma. Non vuole sottoporsi ad una serie di approfondimenti medici e pare inutile ogni tentativo da parte dei medici di convincerlo. Il boss di Ottaviano, ora sta meglio, ma se continuerà a rifiutare i controlli nelle prossime ore ritornerà nel carcere di massima sicurezza in regime di 41 bis.

A rompere il silenzio è la moglie del capoclan di Ottaviano, Immacolata Iacone che aspetta invano che venga accettata l’istanza presentata dal suo legale per anticipare il colloquio previsto e programmato per il 20 marzo – per legge devono infatti trascorrere trenta giorni dall’ultimo colloquio per poterne avere un altro – e nel frattempo affida al suo legale, Gaetano Aufiero, la sua contrarietà alla decisione di bocciare, non solo la richiesta del colloquio anticipato ma anche la lettera che la piccola Denyse ha scritto per convincere suo padre alle cure. «E’ arrivato in ospedale in condizioni estreme, era davvero in fin di vita ma poi è migliorato nel giro di poche settimane – spiega l’avvocato – questo grazie all’assistenza dei medici dell’ospedale di Parma. Ma questo non basta. Rifiuta gli accertamenti e le cure, dovrebbe effettuare due Tac ma si è opposto e non vuole effettuarle, questo impedisce inevitabilmente di andare a fondo e capire quale, e se ci sia, una patologia della quale soffre».

Un rifiuto così però potrebbe portare Cutolo di nuovo in carcere. «Sua moglie avrebbe dovuto effettuare il colloquio il 20 marzo – continua l’avvocato Aufiero – ma viste le condizioni di Cutolo avevamo inviato dieci giorni fa una richiesta al Dap per anticipare il colloquio, ma non c’è stata data alcuna risposta dal Ministero. Ne abbiamo inoltrata un’altra sette giorni fa chiedendo di effettuare il colloquio lunedì 9 marzo: la moglie era già pronta per partire da Ottaviano, ma anche in questo caso ci è stato negato. Nessuna risposta da parte degli organi competenti ». Come nessuna risposta viene fornita da Raffaele Cutolo alla richiesta di fornire una motivazione sul perché si rifiuta di essere sottoposto alle cure. «Resta in silenzio – continua il legale del padrino della Nuova Camorra Organizzata – ieri è stato in ospedale anche il garante dei detenuti ad incontrarlo per cercare di capirne i motivi ma la risposta è stato solo il silenzio». L’avvocato punta il dito poicontro le richieste rifiutate. «Non abbiamo chiesto colloqui aggiuntivi – spiega ancora il legale della famiglia Cutolo – semplicemente di anticipare un colloquio già fissato per legge al 20 marzo, non è per nulla una richiesta assurda, anzi. Legittima e peraltro non ci è stato nemmeno motivato perché non ci è stata concessa questa opportunità».

E’ lo stesso avvocato del capoclan poi ad aggiungere: «La moglie è l’unica che può convincere Cutolo ad effettuare gli accertamenti: quell’ora di colloquio tra i due potrebbe rappresentare per Cutolo una speranza, un’opportunità che ora gli viene negata. La scelta del Ministero denota un atteggiamento disumano ed è vergognoso, anche la restrinzione che ha impedito di leggere ad alta voce da parte di una guardia penitenziaria la letterina della figlia Denise è inconcepibile. Parliamo di una persona malata, di una persona che ha una patologia e va curata, l’unica possibilità può arrivare da sua moglie e non gli si può negare questa opportunità». Ma per ora nessuna risposta. Immacolata e sua figlia restano ad Ottaviano in attesa delle decisioni del Dap che per ora le ha negato però un diritto.

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