Il Campania di Greco che sfiorò la serie A

Rocco Traisci,  

Il Campania di Greco che sfiorò la serie A

Un’antica rubrica enigmistica si intitola “forse non tutti sanno che…”, famosa per le sue incredibili curiosità. Forse non tutti sanno che Napoli, negli anni ’80, aveva due squadre tra i professionisti e in pochissimi ricordano chi era l’altra. Il derby contro il Napoli è sempre stato il pallino di molti presidenti campani, come Mario Moxedano che negli ultimi anni ha tentato invano la scalata col suo Neapolis. Allo stadio Collana giocava l’Internapoli, in cui debuttarono fior di campioni come Giorgio Chinaglia e Giuseppe Wilson (che vinsero lo scudetto nel ’74 con la Lazio), ma le apparizioni di questa nobile consorella azzurra si limitarono a tornei dilettantistici, fino alla definitiva scomparsa nel 2012. Ad accarezzare concretamente il grande sogno del derby è il dentista Antonio Morra Greco, che prova l’arrampicata in A partendo dai dilettanti.

Nel ’75 acquista il titolo sportivo di due squadre minori, Ponticelli e Terzigno, e battezza il “Chievo napoletano” con un nome ambizioso, credibile e all’altezza del progetto: Associazione Sportiva Calcio Campania, ovvero “il” Campania. Nei primi ’80 i biancorossi giocano al San Paolo, inseriti nel durissimo girone meridionale della serie C1, dove alcune squadre del roster vengono dalla cadetteria e altre hanno già vinto qualche campionato o si accingono a farlo. Il nuovo tecnico Giorgio Sereni (reduce da una buona annata a Rende) si accontenta della riconferma dei pilastri Roberto Giansanti, Gaetano Aprea, Orazio Sorbello (46 reti in 126 gare) e le vecchie glorie di Samp e Napoli Giorgio Negrisolo e Beppe Massa. Ai nastri di partenza le favorite sono il Taranto del celebre Vito Chimenti, il Pescara di mister Tom Rosati e l’Empoli della promessa Sasà Campilongo, che macinano gol e punti come se non ci fosse domani. I biancorossi però sono competitivi e nonostante la sconfitta di Pescara stazionano sempre tra i primi quattro posti. Nel girone di ritorno abbattono la Paganese ed estromettono il Cosenza dalla lotta al vertice segnando otto gol in due gare (4-1, 4-2) proprio mentre Empoli e Pescara impattano nello scontro diretto e il Taranto pareggia a Rende. E’ il 17 aprile, manca un mese alla fine, bisogna rimanere in scia, ma sulla strada biancorossa c’è il Barletta che vuole chiudere la pratica salvezza e annichilisce il Campania con un clamoroso 4-1, mentre Taranto e Pescara fanno un doppio balzo in avanti.

Il primo maggio c’è Empoli-Campania, chi perde è fuori perché Taranto e Pescara devono solo spingere Livorno e Ternana nella fossa della retrocessione. Al Castellani di Empoli finisce 0-0 e dalle radioline arrivano buone notizie: il Livorno inchioda eroicamente gli abruzzesi sull’1-1 e il Taranto non riesce a fare gol a Terni. La domenica successiva il Campania si libera del Casarano (1-0), l’Empoli espugna Caserta mentre Taranto e Pescara si annullano a vicenda pareggiando 1-1 allo Jacovone. E’ fatta? Purtroppo no, perché a meno quattro dal termine pareggiano tutti tranne il Pescara (1-0 alla Salernitana) e la classifica si fa sempre più stretta. Il 22 maggio Casarano e Livorno bloccano con onore Taranto ed Empoli (0-0) ma il Campania fallisce il match point in casa contro una Ternana ancora dura a morire. Il Pescara ne approfitta e aggancia le altre dilagando 3-1 a Nocera.

A 180 minuti dalla fine ci sono quattro squadre in vetta a 42 punti ma i biancorossi falliscono il secondo match point pareggiando 0-0 a Siena e spegnendo, contro ogni pronostico, i sogni del povero presidentissimo Morra Greco, condannato da un misero, maledetto punticino al tempo in cui – è bene ricordarlo – la vittoria ne valeva solo due. All’ultima giornata si spera nel miracolo delle altre campane, ma è tutto scritto: il Pescara va in vacanza a Caserta (1-0), strappando la B anche al Taranto (fermato 0-0 a Salerno), mentre l’Empoli seppellisce 4-1 la già retrocessa Paganese.