Mario Memoli

Scafati: patto tra i politici e camorra. «Municipio a servizio del clan»

Mario Memoli,  

Scafati: patto tra i politici e camorra. «Municipio a servizio del clan»

SCAFATI – Tra le contestazione mosse dalla Procura Antimafia di Salerno, pm Silvio Marco Guarriello, nei confronti di Pasquale Coppola e Giancarlo Fele (ex presidente del consiglio comunale e vice sindaco durante la consiliatura Aliberti) c’è un’accusa inquietante. Ed è quella-scrive il titolare del fascicolo di inchiesta che venerdì ha notificato i 7 avvisi di garanzia- che sia Coppola che Fele non solo si sarebbero impegnati all’erogazione di denaro per le rispettive campagne elettorali ad esponenti delle cosche ma avrebbero anche “accettato di mettersi a disposizione per ogni esigenza dei clan”. E’ il caso, scrive Guarriello, come nel 2013 Dario Spinelli (collaboratore di giustizia) prometteva a Giancarlo Fele di procurare voti alle elezioni amministrative (quelle finite nel mirino con il processo Sarastra in cui è imputato proprio l’ex sindaco Aliberti) dietro erogazione di denaro”. Circostanza, secondo l’Antimafia salernitana, che poi è veramente avvenuta con “l’erogazione di almeno 3mila euro e che lo stesso Fele dichiarava di mettersi a disposizione per ogni esigenza del clan presso il Comune di Scafati”. Stessa promessa- per la Procura- era stata accettata con Massimo Fattorusso, alias spalluzzella”.

In questo caso, però, Guarriello non parla di cifre anche se nella conclusione di indagini parla di denaro ma come era accaduto con Dario Spinelli, Fele avrebbe detto “di mettersi a disposizione per ogni esigenza del clan presso il Comune di Scafati”. Spinelli era ritenuto vicino alla cosca dei Cesarano di Ponte Persica, mentre Fattorusso era considerato esponente degli Aquino/ Annunziata di Boscoreale. E in entrambi i casi, secondo Silvio Marco Guarriello, sia Pasquale Coppola che Giancarlo Fele erano a conoscenza delle appartenenze malavitose dei due attuali collaboratori di giustizia.

Un’inchiesta nata dalle dichiarazioni dei tre pentiti, in ultimo quella di Massimo Fattorusso che sarebbe combaciata con i racconti di Fonzino Loreto e Dariuccio Spinelli nell’ambito degli interrogatori sul fascicolo Sarastra 1 in cui sono a processo l’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, la moglie Monica Paolino, consigliere regionale, politici dell’epoca e imprenditori. Un dibattimento che riprenderà il prossimo 1 aprile (emergenza coronavirus permettendo) e che porterà sul banco dei testimoni della Procura esponenti politici come Mario Santocchio presidente del consiglio comunale, l’assessore Sicignano e Vittorio D’Alessando a cui nel 2014 era stato effettuato un attentato nei pressi della sua abitazione. Dopo quell’azione criminosa era stato aperta un’inchiesta dal pm Montemurro e che ha portato prima in carcere e poi a processo Pasquale Aliberti. Ora una nuova contestazione, sempre sul voto di scambio per il quale sono stati attenzionati dalla magistratura inquirente Pasquale Coppola e Giancarlo Fele (oltre ai tre pentiti).

Il folto fascicolo, con informative e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, dovrebbe essere preso in visione questa mattina dai difensori degli indagati. Droga nascosta in cantina Assolta la giovane pusher “La droga era nella cantina ma quel locale era accessibile a tutti. Non solo dall’impuata”. Assolta dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio e ricettazione di uno scooter una ragazza di Nocera Inferiore, A.N. , coinvolta in un’indagine della polizia del commissariato di Stato, dopo il ritrovamento di quasi mezzo chilo di droga custodito all’interno di una cantina di un prefabbricato in via Napoli a Nocera Inferiore, alla fine del 2017.

Il tribunale, al termine del processo, ha assolto la ragazza, riconoscendo che quella cantina era accessibile a chiunque, non solo a chi risiedeva nel condominio. Inoltre, il giudice ha ricordato un ulteriore episodio, legato alla confessione di un ragazzo che settimane dopo il ritrovamento della droga, si presentò in commissariato per attribuirsi la paternità di 420 grammi di hashish. Il ragazzo, di 20 anni, non aveva precedenti penali. l blitz di quel giorno portò anche alla scoperta di 5 grammi ulteriori di cocaina. La procura aveva chiesto per la ragazza un anno di reclusione. La giovane, inoltre, non viveva più in quello stabile di cui il garage era di partinenza, da più di un anno, perchè trasferitasi presso l’abitazione dei genitori. «E’ evidente – spiega il giudice – che sussista almeno un ragionevole dubbio che A.N. sia corresponsabile, anche in via solo morale, della detenzione dello stupefacente rinvenuto nel locale. Quest’ultimo era frequentato per scopi illeciti, all’insaputa dell’imputata»