Stremati da 7 giorni di inferno, e il picco non è ancora arrivato

Giovanna Salvati,  

Stremati da 7 giorni di inferno, e il picco non è ancora arrivato

«Potrebbe esserci un aumento di casi in questo weekend: in parte come effetto dei comportamenti assunti lo scorso fine settimana. L’incubazione è tra 4 e 7 giorni: abbiamo visto folle assembrate al mare o in mega aperitivi, luoghi dove probabilmente il virus ha circolato. Una parte di quelle persone nei prossimi giorni probabilmente mostrerà una sintomatologia. E’ un’ipotesi, vedremo le curve, speriamo di essere smentiti dai fatti». Lo ha detto Silvio Brusaferro dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Una dichiarazione che fa già tremare la Campania , una delle zone meno attrezzate, per affrontare l’emergenza che sta per piombare. Ospedali senza personale e attrezzature e che già in un periodo normale vanno in affanno ora rischiano davvero di subire un collasso. E’ la preoccupazione principale delle istituzioni regionali: un aumento indiscriminato di casi che possa portare a una “feroce ospedalizzazione dei pazienti”.

Boscotrecase

Una  tenda che diventa la frontiera dell’ospedale. Qui vengono accolti i pazienti per il tampone, o con casi sospetti evitando, come invece era accaduto nei giorni scorsi, di accoglierli al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Anna-Madonna della Neve di Boscotrecase. Dieci i posti letti ricavati in una parte isolata del presidio: non c’è la sala di rianimazione, e nove unità, tra infermieri e medici, che provano a coprire l’intero turno di  24 ore tra emergenza personale.

Castellammare 

Un medico e solo tre infermieri: sono questi i numeri del personale invece che è stato destinato all’emergenza nell’ospedale  San Leornardo di Castellammare di Stabia. Un numero troppo piccolo visto il bacino di utenti e il picco di visite. Resta infatti uno degli unici ospedali dell’area che resta attrezzato per reparti e personale ma per il Covid-19 invece poche unità. Qui però, come a Nola è prevista l’assunzione di 24 infermieri e operatore socio sanitari, una piccola boccata di ossigeno. Ma scoppia la polemica per l’assenza di mascherine e per la consegna di quantità limitate di saponi liquidi.

Torre del Greco

Sedici respiratori  e l’ipotesi di un reparto sub intensivo alle spalle del pronto soccorso dell’ospedale Maresca: queste le prossime mosse per fronteggiare l’emergenza nella città dove si è sviluppato il focolaio ora più grande della Campania.

Sorrento

Situazione diversa invece nell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento a breve aprirà un reparto completamente dedicato agli eventuali ricoveri. Intanto a Sorrento sono stati sospesi gli interventi di chirurgia che saranno effettuati soltanto all’ospedale De Luca e Rossano di Vico Equense. E sempre a Sorrento, è in corso di installazione un secondo modulo per le verifiche pre-triage di eventuali pazienti affetti. La tenda è stata donata dal Comune e dalla Fondazione Sorrento presieduta dall’armatore Aponte. La struttura affianca quella già operativa.

Gragnano

Anche l’ospedale di Gragnano rientra nel piano di recupero dei posti letto da mettere a disposizione durante l’emergenza Covid. Per liberare quanto più spazio nel presidio ospedaliero di Castellammare, i pazienti già ricoverati o i futuri casi con patologie non legate al Coronavirus, saranno trasferiti presso la struttura di via Spagnuolo a Gragnano che, a oggi, potrebbe ospitare 30 ricoveri nei reparti Medicina interna e Geriatria.  Nessun aumento di personale medico o infermieristico è previsto, per adesso, presso l’ospedale di Gragnano che, da quasi una settimana, aveva fermato le visite ambulatoriali consentendo l’accesso solo ai casi gravi, per i reparti di Epatologia e Oncologia.

Nola

L’unico pronto soccorso in provincia ad aver allestito oltre la tenda un’ala Covid che potrebbe diventare un presidio di riferimento in caso di intasamento degli ospedali di Napoli è invece quello di Nola. Attualmente nella sezione dedicata al virus lavorano un medico, un operatore socio sanitario e un infermiere. Sono stati invece allestiti solo 10 posti letto nella camera rianimatoria per una struttura sanitaria i cui reparti attualmente in funzione sono otto.

Scafati 

Situazione complessa anche per l’ospedale di Scafati che, pur ricadendo nell’Asl Salerno 2, è utilizzato da numerosi pazienti dell’area vesuviana. «Quest’ospedale è stato individuato come percorso assistenziale per i pazienti affetti da Covid 19». Lo dice Maurizio D’Ambrosio, direttore sanitario del Dea dell’Umberto I, che guida gli ospedali di Nocera, Pagani e Scafati. E aggiunge: «Riusciremo in breve tempo a mettere a disposizione 15 posti di terapia intensiva e sub intensiva, e 62 posti con intensità di cura a secondo del bisogno del paziente».