Pompei, la chiesa della carità: neonata abbandonata dalla madre affidata al Santuario

Teresa Palmese,  

Pompei, la chiesa della carità: neonata abbandonata dalla madre affidata al Santuario

Mentre nelle parrocchie si registra la più scarsa affluenza degli ultimi dieci anni e tra chiese, musei e luoghi di culto non si vede neppure l’ombra di un turista o un fedele, a Pompei, casa della Vergine, il Santuario della Carità continua con le sue opere. Dietro il volto di decine di educatori e volontari che ogni giorno continuano a offrire assistenza a bambini orfani, senzatetto, giovani in difficoltà, uomini e donne che hanno smarrito la strada della vita, ci sono centinaia di storie. Il diktat è uno solo: vietato mollare. Sono racconti capaci di far vibrare il cuore, attraversare l’anima, fuoriuscire dal corpo con una lacrima. La carità che ha insegnato Bartolo Longo nella città della Vergine è possibile accarezzarla h24 tra le stanze dei vari centri sociali. L’ultima ha il volto di una neonata in fasce abbandonata dalla mamma, accolta dalla Casa “Oasi Vergine del Sorriso” guidata dai coniugi Roberta e Alfredo, della Fraternità di Emmaus, che lo scorso 8 marzo si sono commossi davanti al pianto di una bambina di soltanto pochi giorni. È stata la Procura ad affidarla al centro di Pompei con un’autorizzazione speciale nonostante fosse già stato superato il numero di bambini massimo da poter avere in affido. Dietro il provvedimento la possibilità di concedere alla piccola di crescere insieme a suo fratello, già ospite della struttura. «Una emergenza nell’emergenza – racconta Roberta, da anni in prima linea per i bisognosi – siamo stati felici di aver potuto accogliere Maria (nome di fantasia), in questo momento difficile è una luce di speranza». E’ solo l’ultimo intenso raggio made in Pompei che scalda il dolore dell’incubo contagio in Italia. Perché le opere di carità del Santuario continuano nel rispetto delle normative, varcando le barriere dell’emergenza pur di dare amore e assistenza. I centri educativi “Beata Vergine del Rosario”, affidato alle Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei, e “Bartolo Longo”, gestito dai Fratelli delle Scuole Cristiane, hanno dovuto sospendere le attività in sede, ma ogni educatore continua a stare vicino ai ragazzi con messaggi e telefonate per aiutarli a superare la paura e poter riprendere al più presto le attività oratoriali. «Questa situazione – racconta una educatrice – viene vissuta con preoccupazione dai nostri ragazzi, ma anche con tanta speranza. Vivono nelle proprie case situazioni veramente difficili e sentiamo il dovere di sostenerli giorno dopo giorno». Anche il Centro di “Aiuto alla Vita”, pur avendo dovuto sospendere la distribuzione beni di prima necessità alle famiglie, prosegue l’opera di supporto psicologico telefonico. Invece, “Casa Emanuel”, delle Suore Domenicane, situata nell’area interna del Santuario, continua normalmente ad accogliere gestanti, madri e bambini dando aiuto e sostegno. La Mensa dei Poveri “Papa Francesco”, gestita dall’Ordine di Malta, non potendo garantire la distanza necessaria tra un ospite e l’altro, ha dovuto bloccare l’erogazione dei pasti, ma, finché è stato possibile, ha preparato e consegnato pacchi alle tante famiglie che si rivolgono alla mensa. Nella Casa Famiglia “Chiara Luce”, della Fondazione “Giuseppe Ferraro onlus”, guidata dai coniugi Rosy e Leonardo, le attività dedicate ai piccoli ospiti non si sono fermate e, nell’orticello intitolato a San Giovanni Paolo II, sono spuntati i primi fiori e i primi frutti dei semi piantati grazie all’attività di ergoterapia. Le Case “Santa Maria del Cammino”, con Anna, Renata e Angela, e “Maria, Madre di Misericordia”, affidata ai coniugi Raffaela e Salvatore, assistono tantissimi ospiti, alcuni disabili, ai quali continuano a donare l’amore di cui hanno bisogno. Nella Casa “Oasi Maria, Madre della Provvidenza”, i coniugi Carmela e Marco, della Fraternità di Emmaus, si prendono cura dei bimbi in tenera età che hanno in affido. Amore e serenità trasudano anche tra le mura della fattoria della “Comunità Incontro”, dedicata al recupero degli ex tossicodipendenti, dove proseguono le attività ordinarie. Lo stesso Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, telefona ogni giorno ai responsabili delle strutture per sostenerli nel loro impegno e incoraggiandoli a non mollare mai.