Omaggio a Mario Musella, il “nero a metà” di Pino Daniele

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Omaggio a Mario Musella, il “nero a metà” di Pino Daniele

James Senese, 50 anni di sax 'nero': "La musica mi ha aiutato contro le discriminazioni"
Delitto e castigo: la storia maledetta dei canti rebetici

Tonino Scala. L’indiano, veniva chiamato così Mario Musella classe 1945, figlio della guerra. Il cantante dalla pelle rossa e della voce profonda e immensa che faceva tremare il Bel Paese. Colore, armonie vocali, intensità, una delle più belle e particolari voci che la musica leggera italiana abbia mai avuto per il mood in essa contenuta creando un leggenda con quel un misto di matrice soul, blues and rhytm&blues. La madre era napoletana, il padre, invece, un soldato americano pellerossa, sbarcato a Napoli in occasione della II Guerra Mondiale. Un cherokee che incontra la sua squaw a Napoli, una favola che genererà musica, bella musica. Nacque il primo aprile, un vero e proprio pesce d’aprile, uno scherzo del destino per la musica italiana. La storia di quel vocione, come lo definivano al paese, parte da Terzigno, è stata intensa e breve, ci ha lasciati orfani troppo presto. Chitarra e basso i suoi strumenti preferiti, la musica la sua vita. Insieme ad altro figlio di guerra dalla pelle nera, James Senese, fondò un gruppo “Gigi e i suoi Aster”. L’esperienza musicale giovanile poi continuò con un altro gruppo “Vito Russo e i 4 Conny. Il 1966 sarà per Musella l’anno della svolta. Sempre con l’amico Senese ed altri 4 giovani musicisti napoletani, Franco Del Prete, Luciano Maglioccola, Elio D’Anna e Giuseppe Botta, formò i “The Showmen” il gruppo che segnerà il loro successo e la relativa consacrazione alla musica italiana. Il successo arrivò ben presto con “Un’ora sola ti vorrei”, era il 1968. The Showmen con questo pezzo di storia della musica leggera italiana vinsero tutte le tappe del Cantagiro. La canzone è melodica, ma c’è già tutto il sax di Senese e il vocione dell’indiano. Nel 1969 il gruppo partecipa al Festival di Sanremo con “Tu sei bella come sei” in coppia con Mal, altra canzone successo della critica, un misto di soul rythm&blues. Seguirono altri successi “Non si può leggere nel cuore”, “Gloria, ricchezza e te”, “Sto cercando”, “Mi sei entrata nel cuore” e una interpretazione magistrale di “Marzo” e “Catarì” poesie di Salvatore Di Giacomo, “Sto cercando”. Nel 1970 nonostante il successo The Showmen si sciolsero in modo inaspettato. Mario Musella continuò la sua carriera da solista regalandoci capolavori come “Io l’amo di più”, “Storia d’amore”, “Come pioveva” (pubblicato come Mario degli Showmen), “La notte sogno ancora te”, “Primavera”, “Verso le nove di sera”, “Domani tra un anno chissà”. E gli altri del gruppo? Nel 1970 Elio D’Anna formò uno dei gruppi più originali del progressive italiano, Gli Osanna dando legittimità al “Neapolitan Power”, un movimento musicale del tutto nuovo all’ombra del Vesuvio, movimento tra i più prolifici e originali d’Italia. Poco dopo anche James insieme a Franco del Prete, i percussionista degli Showmen, che ci ha lasciato quest’anno, formò i “Napoli Centrale”. Nel 1971 Mario ebbe un intervento di ulcera minò il suo morale e il suo animo da Pellerossa. Un’improvvisa complicanza epatica lo spegnerà a soli 34 anni nel 1979, a Marano di Napoli, Mario Musella è stata una delle più belle e particolari voci della musica italiana.  Una curiosità che vale la pena di ricordare. Con chi ha fatto la prima esperienza discografica Pino Daniele? Con Mario Musella durante la sua breve carriera solista. Questa cosa Pino Daniele non la dimenticherà e nel 1980 dedicherà a lui, Otis Redding italiano il suo terzo lavoro discografico “Nero a metà”. Altra curiosità nel 1982 Enzo Avitabile gli dedicherà il brano il brano “Dolce Sweet M”.Per molti giovani artisti del newpolitan power è diventato un punto di riferimento, così come la musica degli Showmen, ancora una band attualissima: i Foja del cantante Dario Sansone, uno dei gruppi di punta della nuova scena folkk rock dialettale, con all’attivo diversi album e turnè internazionali ha realizzato una cover tributo (il video è su youtube) della splendida “Che m’è fatto”, tra i grandi classici della canzone napoletana moderna di cui, perdonate la licenza, vale la pena rievocare la poesia del testo: Sta vocca è nu ricamo ‘e vase/Sta vocca che m’ha sapute fa’/Che m’e fatte c’o verde ‘e chist’uocchie/ Trasiste dint’o core, poveru core/ Che m’e fatto sta vocca cucente/ Distrugge sta vita e nun saccio pecche’/ Tu si l’ammore, l’ammore ca nun more, comma l’aria ca fa’ campa’/Quande parle e me dice so fatta accussi’ tanto me faie muri/ Sta voce è n’armunia d’ammore/Sta voce scetate fa’ sunna’.