Torre del Greco come i Navigli, il sindaco attacca i giovani: «Senza regole, tornano i morti»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco come i Navigli, il sindaco attacca i giovani: «Senza regole, tornano i morti»

Torre del Greco. Venti morti e 92 contagiati: sono i numeri da incubo di Torre del Greco, la città della provincia di Napoli flagellata dal Covid-19. Oggi i due mesi d’inferno sembrano alle spalle, con sei soli casi positivi dopo la raffica di guarigioni registrata all’ombra del Vesuvio. Ma la «fase due» ufficialmente aperta a inizio settimana terrorizza il sindaco Giovanni Palomba, perché – a dispetto dei ripetuti inviti alla cautela – ogni giorno le regole anti-contagio vengono puntualmente ignorate e calpestate. Al punto da convincere il primo cittadino a scrivere una lettera aperta per ricordare come «non siamo fuori dal tunnel» e come «atteggiamenti irresponsabili possono portare a nuovi focolai d’infezione». Parole pesanti come macigni, messi nero su bianco in una «lettera aperta» destinata a scatenare polemiche e discussioni.

L’appello ai giovani

Durante i giorni caldi del lockdown il «democristianissimo» capo di palazzo Baronale aveva apertamente elogiato il comportamento dei giovani di Torre del Greco: «Si sono adattati alla reclusione domiciliare imposta dal governo e hanno dimostrando grande senso di responsabilità», aveva sottolineato in varie occasioni Giovanni Palomba. Dal giorno della riapertura della attività, invece, sono proprio i teenager a preoccupare la fascia tricolore della città del corallo. Dalla sua «torre d’avorio» in municipio – Giovanni Palomba non è praticamente mai uscito da palazzo Baronale dal giorno dell’istituzione del centro operativo comunale – il primo cittadino ha «notato un comportamento non proprio rispettoso delle attuali misure di contenimento e contrasto alla diffusione del Covid-19». Come? Ovviamente attraverso i social, su cui – a partire da metà settimana – sono comparse foto e video relative all’assalto alle spiagge in Litoranea, ai brindisi di gruppo sulla banchina del porto e perfino una furibonda scazzottata tra bande al confine con Ercolano. Scene da brividi, capaci di offuscare perfino lo sdegno per lo scempio dei Navigli a Milano. Per evitare di finire nuovamente sotto i riflettori dei media nazionali – come già ripetutamente accaduto per l’emergenza rifiuti o lo scandalo dei festeggiamenti di Capodanno – il primo cittadino ha deciso di bacchettare «gli adolescenti che bivaccano senza mascherine né guanti». Ma non solo.

Niente stellette da sceriffo

A differenza del suo predecessore, Giovanni Palomba rinuncia in partenza al ruolo di «sceriffo» per recitare la parte di Ponzio Pilato, già sperimentata con successo in politica: «Non mi si dica tutto può e deve essere risolto con maggiori controlli – scrive il sindaco nella sua «lettera aperta» alla città -. Tutto può e deve essere risolto con la dimostrazione di un maggiore senso civico: bisogna rispettare le leggi, non è necessario un agente di polizia municipale dietro ogni singolo cittadino».

La minaccia di denunce

Dopo gli avvertimenti, poi, il sindaco passa direttamente alle minacce: «Qualora dovessero verificarsi nuovi contagi nella città, sarò costretto a dovere attivare le necessarie indagini per accertare se, nel maldestro comportamento di qualcuno, ci possano essere responsabilità per aver messo in serio pericolo la salute pubblica. In tali ipotesi mi riserverò di denunziare i diretti colpevoli e, casomai fossero adolescenti, i loro genitori per non avere adeguatamente controllato il comportamento dei propri figli e avere così determinato l’insorgenza di nuovi contagi da Covid-19». Una presa di posizione forte e netta per evitare che la «dolce vita» in stile-Navigli possa accendere nuovi focolai d’infezione in una città già martoriata dal virus.

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