Alberto Dortucci

Rimborsi, stretta sulla «casta» di Torre del Greco: blitz nelle aziende dei «politici-lavoratori»

Alberto Dortucci,  

Rimborsi, stretta sulla «casta» di Torre del Greco: blitz nelle aziende dei «politici-lavoratori»

Torre del Greco. Hanno bussato alla porta delle aziende private presso cui risultano assunti i «politici-lavoratori» del Comune per effettuare una serie di verifiche relative alle tipologie di contratto e agli «spostamenti quotidiani» degli esponenti della casta di palazzo Baronale. A tre mesi dal blitz dei carabinieri in municipio – una «visita a sorpresa» conclusa con il sequestro dei registri delle cinque commissioni consiliari e l’acquisizione di alcune liquidazioni di pagamento – entra nel vivo l’inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata sul salasso-rimborsi per le casse dell’ente di largo Plebiscito. Soldi, rigorosamente pubblici, già finiti in varie occasioni al centro di polemiche e veleni sia per le cifre da capogiro riconosciute ogni mese ai datori di lavoro dei politici – in alcuni casi «titolari» di contratti da super-manager, a dispetto delle «qualità» mostrate tra gli scranni di palazzo Baronale – sia per le modalità e la tempistica delle procedure.

La grana della percorrenza

Secondo le indiscrezioni trapelate all’ombra del Vesuvio, le attenzioni degli investigatori si sarebbero concentrate sulle date di assunzioni dei politici e sulle «percorrenze» dal posto di lavoro al Comune e viceversa. Perché, non bastassero i gettoni di presenza e i rimborsi per le ore d’assenza in ufficio, agli esponenti della casta viene riconosciuto un indennizzo perfino per la durata dei «trasferimenti». Tutto previsto dalle attuali norme e, dunque, formalmente legittimo. Eppure, agli investigatori sarebbe stata denunciata qualche anomalia – evidentemente segnalata da qualche profondo conoscitore della macchina comunale e politica – su cui adesso la procura vuole vedere assolutamente chiaro. Partendo proprio da contratti e tempi di percorrenza.

L’esercito di rimborsisti

Al momento, sono cinque i consiglieri comunali «a carico» dell’ente di palazzo Baronale: agli «storici» Pasquale Brancaccio e Annalaura Guarino, già «inquadrati» durante i precedenti mandati politici, si sono aggiunti la pasionaria Carmela Pomposo e Simone Mariano Gramegna nonché il grillino Vincenzo Salerno – alle dipendenze dell’agenzia assicurativa guidata dallo zio Giovanni Maio, padre del presidente del Forum dei Giovani – unico rappresentante dell’opposizione. Discorso a parte merita il soldato Luigi Caldarola: l’ex dissidente dell’amministrazione comunale targata Ciro Borriello è stato trasferito da Treviso a Persano – frazione di Serre, in provincia di Salerno – ma in caserma, proprio grazie ai «tempi di percorrenza» per partecipare alle commissioni consiliari, non è praticamente mai presente. Ulteriori tre esponenti della maggioranza – il figlio d’arte Antonio D’Ambrosio, l’autista Salvatore Gargiulo e il «pastorello» Michele Langella – sono dipendenti di aziende private, ma fino a oggi non hanno mai presentato richieste di rimborsi all’ente di palazzo Baronale.

Le denunce e le dimissioni

D’altronde, il «funzionamento» delle commissioni consiliari dell’amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Palomba aveva già scatenato pericolosi polveroni. Prima la scomparsa di un registro – denunciata dall’allora capo dell’assise Felice Gaglione – a pochi giorni dall’arresto di Stefano Abilitato e del divieto di dimora al politico-poliziotto Ciro Piccirillo poi le misteriose e turbolente dimissioni dello stesso Felice Gaglione. Infine, l’inchiesta sul salasso-rimborsi.

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