Torre del Greco, raccolta-flop e zero controlli: discarica di rifiuti sulla banchina del porto

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, raccolta-flop e zero controlli: discarica di rifiuti sulla banchina del porto

Torre del Greco. È il punto di riferimento della movida cittadina e delle famiglie a caccia di una boccata d’aria durante le prime serate estive. Ma, al posto di una fresca brezza di mare, gli amanti del molo di ponente del porto – una vera e propria cartolina naturalistica, incastonata tra il Vesuvio e l’isola di Capri – sono costretti a respirare l’insopportabile olezzo proveniente dai sacconi di immondizia abbandonati proprio a ridosso della banchina: un vero e proprio sfregio ambientale – provocato dalla mancata raccolta dei rifiuti da parte della ditta Buttol e dall’assenza di controlli del personale della Capitaneria di Porto – capace di scatenare l’ennesima protesta legata ai servizi di igiene urbana in città.

Perché la discarica – in larga parte formata da scarti di molluschi e cozze – spuntata a due passi dalla storica “Casa del pescatore” non è stata certamente apprezzata non solo da chi sogna una passeggiata senza rischi per la salute, ma anche da chi ogni anno investe sul territorio e paga una salata tassa della Nu. «Siamo solo all’inizio della stagione estiva e già siamo costretti a fronteggiare situazioni imbarazzanti – sottolinea il titolare del bar del Porto, il locale frequentato ogni sera da centinaia di giovani e famiglie -. La raccolta dei rifiuti procede a singhiozzo, ci siamo dovuti attrezzare in autonomia per i bidoni e poi dobbiamo combattere contro disservizi insopportabili sotto il profilo igienico-sanitario. Abbiamo segnalato le criticità all’ufficio ambiente del Comune, ma fino a oggi non sono stati adottati provvedimenti».

Con conseguenze drammatiche in termine di pulizia e salute pubblica. «Eppure, qui tutti pagano regolarmente la tassa Nu – evidenzia l’imprenditore -. Per il locale la tariffa sfiora i 5.000 euro l’anno, mentre gli ormeggiatori dei 12 pontili pagano circa 2.500 euro ciascuno». Basta fare due rapidi conti per scoprire come – a fronte di spese superiori a complessivi 30.000 euro l’anno per mantenere pulita la banchina del molo di ponente – il rapporto costi/benefici sia decisamente sproporzionato per i contribuenti. «Veniamo da due mesi durante cui, giustamente, siamo stati costretti a fermare le attività per frenare l’eventuale diffusione del Covid-19 – conclude il titolare del bar del Porto -. Ma non possiamo ripartire in condizioni del genere: si tratta di uno schiaffo sia per chi lavora sia per chi vuole trascorrere qualche ora di svago in uno dei luoghi-simbolo della città».

Uno svago rovinato dalla mini-discarica puntualmente spuntata all’imbocco della banchina. Esattamente come accadeva ai tempi di Ciro Borriello. Perché – a dispetto dei proclami del sindaco Giovanni Palomba – può essere cambiato il sistema di raccolta, ma non i risultati. Decisamente mortificanti per una popolazione costretta a pagare 13 milioni di euro l’anno per un servizio di igiene urbano sicuramente non all’altezza della quarta città della Campania.

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