Ciro Formisano

«I killer di Nicholas hanno mentito»

Ciro Formisano,  

«I killer di Nicholas hanno mentito»

Per il giudice che ha convalidato l’arresto, la tesi dell’Antimafia non fa una piega. E le dichiarazioni rese dai due principali sospettati per l’omicidio di Nicholas Di Martino,il diciassettenne ucciso a Gragnano lunedì notte, «non sono credibili».Lo scrive a chiare lettere il gip del tribunale di Torre Annunziata nel provvedimento che ha confermato l’arresto di Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro, rispettivamente di diciannove e ventuno anni,accusati di omicidio e tentato omicidio in concorso con l’aggravante del metodo mafioso . Nicholas Di Martino è stato ucciso in via Veneto da una coltellata alla gamba destra che gli ha reciso un’arteria.Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore dell’Antimafia,Giuseppe Cimmarotta, Di Martino, nipote del boss Nicola Carfora, sarebbe stato ucciso da Apicella qualche giorno dopo che il principale sospettato lo avrebbe minacciato di morte. Nello scontro è rimasto ferito anche Carlo Langellotti. Sia Di Lauro che Apicella,attraverso alcune dichiarazioni spontanee rese in sede di convalida del fermo, hanno ammesso in parte le accuse affermando però di essere stati aggrediti per primi. Apicella era armato perché temeva di essere rapinato, ha detto.Insomma, per la difesa si tratterebbe di una lite finita male. Parole che non hanno convinto però il giudice. Il gip nel provvedimento firmato il ventinove maggio scorso, ritiene «non credibile» la versione «resa dagli indagati». Anzi, scrive il giudice, «appare credibile che i due – in primo luogo Apicella e poi anche Di Lauro, quale fidato amico del primo – avessero voluto attendere gli occupanti dell’auto per concretizzare le minacce proferite dall’Apicella verso Di Martino». Per il gip non è stato uno scontro casuale finito nel sangue, ma una vera e propria «spedizione punitiva» culminata «nell’inseguimento delle vittime e nel loro accoltellamento». Nell’ordinanza di convalida del fermo si fa riferimento anche al fatto chele coltellate inferte a Langellotti sono state giudicate «potenzialmente letali» dai medici che lo hanno soccorso. Un dato che avvalora anche l’accusa di tentato omicidio. Sempre nel provvedimento viene rimarcato il peso dell’aggravante mafiosa. Perché – secondo il giudice – «l’unico movente dell’azione delittuosa posta in essere dagli indagati deve essere ravvisato nella induzione nelle vittime dello stato di soggezione e di coartazione psicologica». Va sottolineato,comunque, che su questi punti la difesa dei due indagati -rappresentanti dagli avvocati Carlo Taormina e Francesco Romano – ha già annunciato ricorso al tribunale del Riesame.Per i legali di Apicella e Di Lauro i due giovani si sarebbero semplicemente difesi e questa storia non avrebbe nulla a che fare con dinamiche legate alla criminalità organizzata.Un braccio di ferro che quasi sicuramente caratterizzerà tutte le fasi del procedimento aperto per far luce sul terribile delitto di via Veneto.