Tiziano Valle

Castellammare. Il tesoro dei D’Alessandro: ville, imprese e 700mila euro sui conti correnti

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il tesoro dei D’Alessandro: ville, imprese e 700mila euro sui conti correnti

Ville sul monte Faito, quote in aziende che producono generi alimentari, controllo di ditte edili e cooperative per il trasporto di persone con servizio taxi. Oltre a contanti e conti correnti in vari istituti bancari per un totale di 700mila euro. Un patrimonio da circa 15 milioni che è stato sottratto a boss e presunti affiliati del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, attraverso un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli Fabrizio Finamore su richiesta del sostituto procuratore dell’Antimafia Giuseppe Cimmarotta, nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di sostanze stupefacenti che nella giornata di mercoledì ha portato all’arresto di 26 persone.Riciclare i soldi sporchi è sempre stata una delle specialità del clan D’Alessandro.

Proprio la capacità di finanziare nuove attività con i capitali messi assieme con il traffico di droga e armi e con le estorsioni, ha permesso negli anni al clan di Castellammare di Stabia di superare le batoste subite con arresti e inchieste, che più volte hanno acceso i fari sugli affari della cupola di Scanzano.L’ultima inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ha avuto come obiettivo anche quello di assestare un duro colpo al patrimonio di boss e gregari finiti dietro le sbarre o comunque dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare. Un’indagine accurata che ha permesso di scoprire anche la fitta tela di prestanome o presunti soci di alcuni dei personaggi legati a doppio filo alla cosca di Scanzano. Ma anche di scoprire gli investimenti immobiliari fatti dai boss del clan D’Alessandro.

Ville e case

Secondo quanto accertato dalle indagini Sergio Mosca, reggente dell’organizzazione criminale di Scanzano, aveva scelto il monte Faito, come zona dove acquistare immobili. Due le case che gli sono state sequestrate, entrambe nel complesso edilizio denominato “Villaggio Alpino”. Delle vere e proprie ville che per gli investigatori erano nella disponibilità del boss dei D’Alessandro. A Mosca è stata sequestrata anche un’auto, una moto e due conti correnti, sui quali divideva parte dei suoi soldi.Chi ha fatto più investimenti nel “mattone” è però Antonio Rossetti, alias ‘o guappone, altro pezzo da novanta della cosca di Scanzano. Nella sua disponibilità sono risultati ben sette appartamenti, alcuni anche nel centro di Castellammare di Stabia. I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno messo i sigilli anche a un’auto e tre conti correnti riconducibili a Rossetti.Il fatto che i boss investano nell’acquisto di case, spesso intestate a prestanome, una parte dei soldi ricavati con i traffici illeciti è sintomatico della volontà di accrescere il patrimonio personale al quale poter attingere in caso di necessità. Come ad esempio sostenere economicamente lunghi periodi di detenzione, le spese legali e “mandare avanti la famiglia”.

Le imprese

Tra le maglie dell’inchiesta condotta dall’Antimafia emerge anche la strategia di alcuni personaggi di investire direttamente o indirettamente in società utilizzate come copertura. A Maurizio Amendola, 51 anni, sottoposto alla misura dell’obbligo di firma, nonostante il giudice per le indagini preliminari riconosca «un ruolo più defilato» rispetto al sistema messo in piedi dai D’Alessandro per il traffico degli stupefacenti (è accusato di essersi prodigato per il noleggio di un’auto al corriere della droga Giuseppe Vuolo e per l’acquisto di un chilo e mezzo di marijuana) sono stati sequestrati l’impresa edile Edil Casa e due conti correnti, ritenuti nella sua disponibilità. Sotto chiave sono finite anche le attività di Marco Cimmino, considerato il broker della droga dall’Antimafia. I carabinieri hanno messo i sigilli a un negozio di articoli per pelletteria, nove conti correnti e un’auto.

Chi è partito dall’essere socio di un’impresa e poi ha provato a scalare le gerarchie come narcotrafficante è Francesco Delle Donne, al quale sono state sequestrate le quote della Italbutter, società che produce burro con sede legale a Salerno. A Delle Donne sono stati messi i sigilli anche a due conti correnti e a una Porsche Cayenne. Gli investigatori si sono concentrati anche su Luigi Staiano, soggetto incensurato, che è risultato gestire una piccola piazza di spaccio. A lui sono state sequestrate due case, più una quota in una terza abitazione, dieci conti correnti, quattro automobili, ma soprattutto l’impresa “EP Group” con sede a Castellammare di Stabia, attività per il servizio di trasporto di persone con taxi. Per Aldo De Martino i sigilli hanno riguardato il 47 per cento dell’attività “Siamo Fritti” di Castellammare di Stabia, che produce cibo per asporto.I sequestri hanno riguardato anche Ciro Vitale, l’uomo di fiducia del clan D’Alessandro incaricato della gestione di tutte le piazze di spaccio della città. Al pregiudicato soprannominato “Cirillone” sono stati sequestrati una moto e otto conti correnti.

Durante le perquisizioni di mercoledì, inoltre, i carabinieri hanno ritrovato tredicimila euro in contanti nell’appartamento del capo della piazza di spaccio del rione Moscarella, Raffaele Polito. Infine le indagini dell’Antimafia hanno permesso di mettere i sigilli anche a un’impresa di articoli cimiteriali e a quattro conti correnti di Giuseppe Antonio Ferraro, considerato un personaggio di spicco della ndrina Pesce-Bellocco egemone a Rosarno e nella piana di Gioia Tauro