Torre del Greco, nuova tegola sul sindaco Palomba: ordinanze di demolizioni per gli abusi edilizi nel feudo di famiglia

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, nuova tegola sul sindaco Palomba: ordinanze di demolizioni per gli abusi edilizi nel feudo di famiglia

Torre del Greco. Sette ordini di demolizione per gli abusi edilizi realizzati nel «feudo fuorilegge» della famiglia del sindaco Giovanni Palomba. A 10 mesi dalla scoppio dello scandalo legato alla Pa.Di – l’impresa edile formalmente intestata alla sorella del primo cittadino, uscito dall’organigramma della ditta dopo la presentazione del primo esposto alla procura di Torre Annunziata – una nuova tegola si abbatte sul condominio di via Cavallo finito sotto i riflettori del settore «assetto del territorio» del Comune. A dispetto del provvedimento firmato a giugno del 2019 con cui si imponeva a Raffaella Palomba – sorella dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio e legale rappresentante della Pa.Di. – il ripristino dello stato dei luoghi, i garage e le tettoie realizzate senza alcuna autorizzazione restano ugualmente al proprio posto. Motivo? Gli abusi edilizi sono stati «venduti» agli acquirenti degli appartamenti come «accessorio per posto auto sull’area esterna del fabbricato».

I nuovi accertamenti

L’incredibile business del mattone è stato scoperto dai tecnici del servizio anti-abusivismo del Comune durante un sopralluogo effettuato a metà dicembre del 2019 e finalizzato alla verifica della precedente ordinanza di demolizione notificata alla sorella di Giovanni Palomba. Nel corso delle verifiche gli uomini coordinati dall’ingegnere Generoso Serpico accertavano come «i volumi prefabbricati in lamiera gregata presenti sul lato Vesuvio non sono stati ripristinati» perchè risultati «in godimento e in possesso di alcuni proprietari di immobili del condominio». Una circostanza capace di innescare ulteriori ricerche per identificare gli «eredi» degli abusi edilizi realizzati nel feudo della famiglia del sindaco, a cui adesso sono state notificate le ordinanze di demolizione. In particolare, a finire giù dovranno essere sei garage di superfici variabili tra i 15 metri quadrati e i 25 metri quadrati nonché una tettoia adibita a ricovero auto di circa 30 metri quadrati.

Tre mesi di tempo

La stangata dal Comune è stata inviata a undici ignari proprietari di abusi edilizi nonché alla stessa sorella del sindaco – come legale rappresentante della Pa.Di. – perchè il complesso e intricato volume di carte prodotto durante gli anni per procedere alle varie «trasformazioni» del condominio inizialmente individuato come sede scolastica non ha consentito agli esperti dell’ente di palazzo Baronale di «individuare con esattezza la dimensione di ogni singola porzione ceduta dalla Pa.Di. ai successivi acquirenti e, pertanto, non è possibile escludere che parte degli abusi edilizi ricadano su una porzione di terreno di proprietà della società». I destinatari del provvedimento avranno ora 90 giorni di tempo per «bonificare» l’area e ripristinare lo stato originario dei luoghi: in caso contrario, i garage e la tettoia saranno acquisiti al patrimonio del Comune come previsto dalla legge. Alla scadenza dei termini, toccherà al comando di polizia municipale verificare il rispetto delle prescrizioni e – in caso contrario – procedere alla redazione del relativo verbale di inottemperanza per le sanzioni del caso e per l’avvio del procedimento di acquisizione dei beni.

Il trucco del sindaco

Il provvedimento del Comune non riguarda direttamente il sindaco perché, davanti all’ipotesi di essere travolto da uno scandalo, Giovanni Palomba – fresco di fascia tricolore – non esitò a lasciare il timone della Pa.Di. alla sorella, diventata amministratrice con una quota di 32.000 €. Identica quota per le figlie della donna, promosse socie di società in nome collettivo. Una qualifica assunta – sempre a ottobre del 2018 – anche da una new entry della Pa.Di.: Dorotea Rinaldi, la moglie del primo cittadino diventata «azionista di maggioranza» con una quota di 104.000 €. Insomma, tutto in famiglia come risulta evidente dal numero di dipendenti impegnati a Torre del Greco: solo uno. Perché, in fondo, tutto il «lavoro» era già stato fatto in passato. All’epoca in cui Giovanni Palomba era «semplice» consigliere comunale – a parte una parentesi da consigliere provinciale – e poteva conservare senza difficoltà la carica di legale rappresentante dell’impresa di famiglia.

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