Ciro Formisano

Ercolano, avvertimento al killer dei Birra: incendiate le auto dei familiari

Ciro Formisano,  

Ercolano, avvertimento al killer dei Birra: incendiate le auto dei familiari

Ercolano. Un incendio, quattro auto distrutte dal rogo, tracce di liquido infiammabile sull’asfalto e l’ombra inquietante di una vendetta di camorra. La criminalità organizzata rialza la testa a Ercolano, con un raid intimidatorio che ha come bersaglio un pezzo da Novanta del vecchio «sistema» travolto da inchieste e processi: si tratta di Vincenzo Lucio, killer ergastolano del clan Birra recentemente scarcerato per il Covid e poi tornato in cella dopo l’ultima riforma del Governo.

Intorno alle quattro, un boato ha scosso dal torpore gli abitanti delle case popolari di via Macello, rione con vista sul mare piazzato a pochi metri dall’Asl. Un incendio di grosse proporzioni ha avvolto quattro auto parcheggiate sotto casa dell’ex killer. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco e i carabinieri della caserma di via IV Novembre. I primi accertamenti hanno fugato ogni dubbio. Si tratta di un incendio di chiara origine dolosa. Ma il particolare inquietante è un altro: le auto distrutte dal rogo appartengono a familiari e persone vicine al sicario condannato in via definitiva all’ergastolo e ritenuto esponente di punta del commando di fuoco capitanato dai super boss Giovanni Birra e Stefano Zeno.

Troppe coincidenze, secondo gli investigatori, per non pensare a un atto intimidatorio di stampo mafioso. Gli atti sono stati trasmessi alla procura di Napoli. E sul caso, nelle scorse ore, la Direzione Distrettuale Antimafia ha aperto un’inchiesta. Ma risalire ai protagonisti del raid potrebbe essere complicato. Le forze dell’ordine hanno ascoltato alcuni cittadini del rione, ma nessuno ha fornito particolari utili alle indagini. Il nome di Vincenzo Lucio fa ancora paura da queste parti. Un nome  balzato in cima alle pagine di cronaca in questi anni, spinto dal vortice di inchieste che hanno inchiodato dietro le sbarre i protagonisti della faida di Ercolano. Anche il pregiudicato di via Macello, infatti, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella guerra tra i Birra-Iacomino e i rivali degli Ascione-Papale. Un massacro che nel giro di vent’anni ha prodotto qualcosa come sessanta morti ammazzati. Le indagini dei carabinieri e il lavoro dell’ex pm Antimafia Pierpaolo Filippelli hanno portato all’arresto di sicari e mandanti che hanno firmato quella stagione di sangue. E tra questi anche Vincenzo Lucio, ritenuto coinvolto in due distinti delitti commessi ai danni dei soldati al servizio del boss defunto Raffaele Ascione. Per queste vicende ha incassato anche una condanna definitiva all’ergastolo.

Ma qualche mese fa, grazie ai provvedimenti anti-contagio in carcere, ha lasciato la sua cella del penitenziario di Secondigliano per tornare ai domiciliari. A casa, nel suo feudo, proprio in via Macello. E’ rimasto lì per circa un mese finché il Governo non ha corretto il tiro, concedendo ai giudici dei tribunali di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni “eccellenti” avvenute durante la pandemia. Detto, fatto: Vincenzo Lucio è tornato in carcere, stavolta a Bari dove potrà curarsi senza il rischio di contrarre il virus, almeno secondo quanto scritto nelle motivazioni del provvedimento. Intanto, però, le auto dei suoi familiari sono state distrutte dalle fiamme. Un incendio misterioso capace di alimentare i dubbi degli inquirenti. Proprio qualche settimana fa, alla luce delle scarcerazioni eccellenti di boss e killer, il sindaco e i vertici dell’anti-racket avevano chiesto aiuto al Prefetto di Napoli. La sensazione diffusa in città è che la camorra, dopo anni di silenzi e condanne, adesso voglia rialzare la testa.

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