Anni ’70, i Santo California e il mito della west coast

Anni ’70, i Santo California e il mito della west coast

Tonino Scala.

Gli anni settanta sono il periodo delle band, dei complessi, dei garage che si trasformano in sale prove, degli scantinati che, tra un bacio rubato e l’altro, diventano il rifugio di chi fa musica, sogna le spiagge della California e i Beach Boys che suonano sui tetti dei furgoni. Nell’agro-nocerino-sarnese, tra Angri e Nocera, ci sono dei ragazzi che producono una bella musica, lo fanno per passione, per evasione, per stare insieme e soprattutto per fare colpo sulle ragazze, si chiamano La Nuova Frontiera. Poi un giorno il padre del batterista chiede ai ragazzi: ve la sentite di suonare a Nocera Inferiore alla festa patronale? Le band servivano per riempire la serata, per intrattenere il pubblico con cover di altri artisti prima dell’esibizione del big che doveva chiudere la festa. A Nocera c’è Iva Zanicchi. Un momento importante per i giovani che si approcciano alla musica. La cantante emiliana arriva, i ragazzi sono ancora sul palco che suonano, il discografico, Elio Palumbo, li nota e li invita per il dopo concerto a cena. Chiede loro un provino, mandatemelo a Roma, dice. L’emozione è forte, ma c’è un problema, la band non ha un provino, bisogna registrarlo. Vanno a Napoli in uno studio, cosa che non avevano mai fatto prima di allora. Il provino viene spedito. Passano dieci giorni, nessun contatto. S’erano già messi l’anima in pace quando pochi giorni dopo arrivò la chiamata e la proposta di incidere un LP di dieci canzoni, la casa discografica era la Yep. Andarono da un maestro a Roma che diede loro le tracce, lasciando completa libertà su come suonarle. Dopo un mese di prove ritornarono nella capitale per registrare. Qui i cinque musicisti sottoscrissero un contratto e cambiarono il nome della band assumendo quello de I Santo California. Il loro esordio fu nel 1975 con un 45 giri dal titolo “Tornerò”, musica di Ignazio Polizzy Carbonelli, Claudio Natili, Marcello Ramoino e testo di Elio Palumbo. Il brano diventò un grande successo internazionale, vinse il disco d’oro per aver venduto oltre un milione di copie in Italia, fu lanciato dalla trasmissione televisiva “Alle sette della sera” condotta da Christian De Sica. Ben presto diventerà la colonna sonora dei militari e degli emigranti che andavano a cercare lavoro e fortuna all’estero. Due mesi dopo l’uscita, quella canzone era la più gettonata dai jukebox di tutta Italia, con migliaia di persone, giovani e non, in lacrime mentre lo ascoltavano. Dall’agro-nocerino al Madison Square Garden di New York, davanti a 30.000 persone con gli accendini accesi che sembrano un mare di fuoco, il passo è breve. Pietro Barbella, frontman dei Santo California e angrese doc, in alcune interviste ha raccontato degli aneddoti che meritano di essere ricordati. Al Madison Square Garden la band aveva il camerino a fianco a quello dei Queen, erano talmente presi dalle prove che non fecero in tempo a farsi delle foto con loro. In altro concerto, sempre negli Usa, finita la serata entrarono nel loro camerino e trovarono dei crisantemi sul tavolino. Sarà stata la mafia? Niente affatto, per fortuna dopo poco arrivò l’interprete a spiegare loro che in America questi fiori vengono regalati solo a chi ha riscosso un grande e prestigioso successo: tirarono un respiro di sollievo. “Tornerò” è il loro cavallo di battaglia sono state fatte 29 versioni cover italiane e straniere, ha venduto oltre 20 milioni di dischi, vincendo due dischi d’oro e altri premi simili in altri paesi, senza contare gli altri adattamenti. In Francia Mireille Mathieu, ha venduto 7 milioni di copie, in Germania, Michael Holm, in Inghilterra, addirittura una versione Tom Jones sbancò nelle classifiche. Esiste anche una versione di Amanda Lear con il titolo I’ll miss you del 1995. Nel 2015 Checco Zalone la inserisce nel suo film Quo vado? Tanti gli altri successi tra questi “Un angelo” del 1975, “Dolce amore mio” del 1976, “Gabbiano” del 1977. Nonostante il successo nel mondo nella città che ha dato i natali ad un pezzo della musica leggera italiana, Angri, un solo concerto nel 1984 in Villa. In quell’occasione, sul palco, fu montata una macchina che produceva effetti speciali e fumo finto, le persone scapparono perché non avevano mai visto una cosa del genere, la paura che ci fosse stato un grave incidente era forte. Del gruppo, originariamente composto da Pietro Barbella, Domenico Aiello e Gianni Galizia di Angri, Donato Farina e Massimo Caso di Nocera, oggi fanno parte Barbella, Farina, Aiello e il giovane chitarrista Pasquale Sasso.