Alberto Dortucci

Deiulemar, ultimo schiaffo a Della Gatta: «Nasconde i soldi ai creditori»

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, ultimo schiaffo a Della Gatta: «Nasconde i soldi ai creditori»

Torre del Greco. Un «soggetto inattendibile» e in possesso di «risorse considerevoli» sfuggite alle casse della curatela fallimentare della società di fatto costituita dagli armatori-vampiri della Deiulemar compagnia di navigazione. E’ il «ritratto» di Pasquale Della Gatta – già condannato in Appello per il crac da 800 milioni di euro capace di inguaiare circa 13.000 famiglie di risparmiatori, oggi in attesa della rideterminazione della pena finale – delineato dai giudici della sesta sezione civile della suprema corte di Cassazione: una fotografia alla base della decisione degli ermellini di Roma di confermare il decreto con cui – a maggio del 2018 – il tribunale di Torre Annunziata aveva disposto l’acquisizione integrale del suo stipendio in favore degli obbligazionisti dell’ex colosso economico di via Tironi.

La caccia al tesoro

Le motivazioni del collegio presieduto dal giudice Maria Giovanna Sambito sono state pubblicate la scorsa settimana e tratteggiano un «profilo» già noto alle vittime della cosiddetta Parmalat del Mare. Pronte, in passato, a denunciare – attraverso filmati e foto diffuse via-social già a partire dall’estate del 2015 – le «scorribande» a Capri del primogenito di Giovanni Battista Della Gatta e i festini organizzati all’interno della reggia di famiglia a due passi dall’ex hotel Sakura. Circostanze rimarcate dalla triade di curatori fallimentari guidata dall’avvocato Antonio de Notaristefani di Vastogirardi e rilanciate dagli ermellini di Roma. Secondo i magistrati dell’ultimo grado di giudizio sarebbe evidente la «disponibilità di ingenti somme di denaro intestate a prestanomi o all’estero nonché la disponibilità di un immobile diverso dalla residenza di famiglia, sito in zona prestigiosa e locato a prezzo elevato». Insomma, il collegio della sesta sezione penale della suprema corte di cassazione concorda nel rilevare come «il fallito dispone di risorse considerevoli sfuggite all’acquisizione della curatela fallimentare». Un primo punto per confermare il «pignoramento» dello stipendio, ma non l’unico. Perché, secondo i magistrati, l’attività lavorativa – insieme alla presenza di ulteriori redditi e risorse economiche nell’ambito del nucleo familiare – avrebbe agevolato Pasquale Della Gatta «nel dissimulare l’esistenza di disponibilità finanziarie illecite» e consentito all’armatore-vampiro «di giustificare un tenore di vita altrimenti inspiegabile per un fallito».

Il soggetto inattendibile

A pesare come un macigno sul verdetto finale degli ermellini, poi, le sfrontate menzogne del principale responsabile – insieme al fratello Angelo Della Gatta e al comandante Giuseppe Lembo – del grande crac all’ombra del Vesuvio. «Pasquale Della Gatta – si legge nelle motivazioni della sentenza – aveva falsamente affermato di non avere ulteriori disponibilità economiche, se non lo stipendio del coniuge. Ciò era stato smentito dai fatti e aveva evidenziato come il fallito avesse continuato a godere di una vita agiata». Insomma, a otto anni dalla sentenza di fallimento per la Deiulemar compagnia di navigazione, i magistrati sono arrivati alle stesse considerazioni urlate dagli obbligazionisti durante le prime proteste in strada: «Si tratta di un soggetto inattendibile». A cui non peserà la cessione del proprio stipendio all’esercito di creditori. Non solo: in aggiunta al rigetto del ricorso presentato dai legali dell’armatore-vampiro, gli ermellini di Roma hanno condannato Pasquale Della Gatta al pagamento di 2000 euro per le spese del giudizio di legittimità in favore della curatela fallimentare e al pagamento delle spese generali. Monetine per chi, fino a qualche anno fa, veniva immortalato sulla pista della taverna Anema & core a Capri a ballare beffardamente «la canzone del capitano».

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