Due clan dietro l’omicidio Gallo. Delitto per blindare l’armistizio

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Due clan dietro l’omicidio Gallo. Delitto per blindare l’armistizio

Una macchia di sangue davanti al market di via Luca Giordano è l’unica testimonianza che resta dell’agguato di camorra che martedì mattina, in pieno giorno, s’è consumato davanti a decine di persone. Un delitto che resta avvolto dal mistero e su cui stanno lavorando gli uomini del commissariato locale e i dirigenti della squadra mobile di Napoli impegnati in un’inchiesta che potrebbe riaccendere i riflettori sugli affari tra clan in provincia. Forse Raffaele Gallo, il 56enne massacrato a colpi di pistola, aveva cominciato a dar fastidio a qualcuno. Aveva pestato i piedi a troppe persone, rovinando i piani di chi aveva gestito – e gestisce tuttore – il giro di affari illecito in città.

I retroscena

Potrebbero esserci le mani di due clan dietro l’omicidio del fratello del pentito legato alla cosca dei Troia. Un risvolto finito sotto la lente di ingrandimento degli investigatori nelle ultime ore e che potrebbe disvelare rapporti e intrecci tra le cosche del territorio. Un accordo che potrebbe essere «servito» a due organizzazioni un tempo nemiche – e oggi unite da un armistizio – per salvare quel patto d’affari e non di sangue siglato pochi mesi fa. A inizio 2020. Dopo l’altro omicidio di camorra che ha scosso questo territorio, quello che vide l’uccisione in strada di Ciro D’Anna, massacrato a colpi di pistola a fine dicembre scorso in via Università a Portici, e che oggi si lega indissolubilmente a quello di Raffaele Gallo. Da quel delitto, Mazzarella e Vollaro decisero di evitare ulteriori spargimenti di sangue. Ma il ritorno in affari – per lo più in proprio e non per conto della camorra – di Raffaele Gallo avrebbe rischiato di stravolgere equilibri precari. E per questo potrebbe essere stato ucciso in strada, davanti a decine di persone. Ipotesi al momento al vaglio delle forze dell’ordine che continuano a cercare elementi utili alla ricostruzione del delitto.

Le indagini

Si indaga anche con l’ausilio delle telecamere di videosorveglianza sull’omicidio di Raffaele Gallo, L’uomo, uscito dal carcere dopo sedici anni di detenzione aveva precedenti per concorso in omicidio, porto abusivo di armi, rapina, ricettazione, furto, produzione e traffico di stupefacenti ed era fratello del pentito Giovanni, che ha accusato un boss e alcuni suoi complici della città vesuviana dell’omicidio avvenuto nel gennaio 2011 di Luigi Formicola, vero obiettivo dei killer; in quell’occasione perse la vita il meccanico Vincenzo Liguori, vittima innocente colpito per errore mentre stava lavorando nella sua officina.

Sull’omicidio di Raffaele Gallo indaga la Polizia di Stato del Commissariato di San Giorgio a Cremano che ha acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area. «La criminalità organizzata è una piaga che le istituzioni combattono incessantemente su larga parte del territorio nazionale e che, stavolta, ha agito nella nostra città», commenta il sindaco di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno. «La camorra è un male da estirpare ed anche stavolta siamo pronti a fare la nostra parte: abbiamo immediatamente messo a disposizione della Polizia di Stato le immagini del nostro sistema di videosorveglianza. Abbiamo totale fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria e negli inquirenti che sapranno far luce su quanto accaduto, assicurando alla giustizia i responsabili del raid. Ogni altra parola sarebbe superflua e saprebbe di strumentalizzazione politica. Anche stavolta, la nostra comunità si mostrerà unita contro un nemico più grande».

L’omicidio che ha scosso San Giorgio a Cremano e i presunti legami con l’assassinio consumatosi tra le strade di Portici lo scorso dicembre.