Il Raloxifene si dimostra efficace nel contrasto della Sars-Cov-2

Redazione,  

Il Raloxifene si dimostra efficace nel contrasto della Sars-Cov-2
Novel coronavirus clinical antibody testing and Covid-19 diagnostic concept with doctor holding blood plasma sample used to test for SARS-CoV-2 antigen with a red check in the positive box

Il Raloxifene, farmaco commercializzato e approvato dall’European Medicines Agency (Ema) per uso clinico contro l’osteoporosi, può dimostrarsi efficace nel contrasto della Sars-Cov-2 nei casi moderati e lievi, dando un contributo nel limitare l’espansione della pandemia. Lo rende noto il consorzio pubblico-privato, con forte presenza italiana, composto da 18 partner e guidato da Dompé farmaceutici, supportato dal programma Horizon 2020 dell’Ue per la ricerca e l’innovazione. Il consorzio sta discutendo con l’Ema l’accesso ai clinical trials sugli esseri umani e intanto ha depositato il brevetto per la la proprietà intellettuale dei risultati prodotti da Exscalate4CoV. “Per promuovere l’accesso universale alle cure che ne potranno derivare tutti i dati scientifici prodotti saranno resi di dominio pubblico”, scrive in una nota il Consorzio, di cui fa parte anche l’Istituto Spallanzani di Roma. Sarà proprio il comitato etico dello Spallanzani a decidere sul via libera all’uso del farmaco contro il virus in tutta Italia. Intanto il Raloxifene può essere usato per uso compassionevole.

 

Scoperte due varianti genetiche
Intanto sono state scoperte due varianti genetiche, entrambe legate ai gruppi sanguigni, associate al maggior rischio di ammalarsi gravemente di Covid-19. Le ha individuate la ricerca internazionale pubblicata sul New England Journal of Medicine e coordinata dal gruppo dell’Università tedesca di Kiel diretta. “I nostri dati genetici – scrivono i ricercatori – confermano che le persone di gruppo sanguigno ‘0’ hanno un rischio inferiore di ammalarsi di Covid-19 rispetto agli altri gruppi sanguigni e che le persone con gruppo sanguigno ‘A positivo’ hanno un rischio maggiore”, di circa il 45% di sviluppare l’infezione. La ricerca, alla quale ha collaborato l’Italia con l’Università di Milano, ha confrontato il Dna di 1.900 persone italiane e spagnole malate di Covid-19 e in condizioni gravi con quello di 2.300 individui sani. “Abbiamo trovato un nuovo gene di suscettibilità alla sindrome Covid-19 e confermato il potenziale coinvolgimento del gruppo sanguigno nella malattia”, scrivono gli autori della ricerca. Sono due,osseevano, i punti del genoma associati al rischio di collasso del sistema respiratorio. Il gruppo sanguigno potrebbe collegarsi anche in altre forma al rischio di Covid-19, per esempio favorendo la formazione di trombi. A livello individuale non si tratta di variazioni di rischio importanti, osservano gli esperti sul sito della CNN Health, anche se ritengono che la scoperta di queste varianti geniche potrebbe indirizzare lo sviluppo di farmaci e vaccini.