Alberto Dortucci

Torre del Greco, il ritorno della scheggia impazzita della maggioranza: il rimpastino d’estate di Palomba è già a rischio

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, il ritorno della scheggia impazzita della maggioranza: il rimpastino d’estate di Palomba è già a rischio

Torre del Greco. La data cerchiata in rosso sul calendario della maggioranza targata Giovanni Palomba è il 30 giugno. Non solo perché in consiglio comunale si dovrebbe – il condizionale, al momento, resta d’obbligo – il consuntivo del 2020, ma perché segnerà il ritorno ufficiale del «camaleonte» Ciro Piccirillo. Il politico-poliziotto – sospeso dalla carica il 2 aprile del 2019, dopo la notifica del divieto di dimora in Campania per lo scandalo sul voto di scambio – si riprenderà lo scranno lasciato per 14 mesi alla «precaria» Maria Orlando e il ruolo di scheggia impazzita della maggioranza. Perché il capogruppo della lista civica La Svolta già sembra carico a pallettoni e pronto a fare saltare i fragili equilibri raggiunti dalla squadra di governo cittadino in vista del «rimpastino d’estate». E a tremare sono il debuttante Antonio D’Ambrosio – a cui era stata promessa una poltrona in giunta, destinata a Luigi Cifelli – e la «strana coppia» formata da Iolanda Mennella e Carmine Gentile, gli ex dissidenti tornati all’ovile per strappare un incarico all’interno dell’esecutivo cittadino.

La questione etica e morale

In linea teorica, Ciro Piccirillo – in attesa della conclusione del processo aperto davanti al giudice monocratico Marco Feminiano del tribunale di Torre Annunziata – non dovrebbe essere interessato dal «rimpastino d’estate»: il «suo» assessore Elena Ciavolino – sostenuta durante il lungo esilio da Salvatore Gargiulo e Simone Mariano Gramegna – non è mai stato messo in discussione, a dispetto dell’inconsistenza del contributo offerto alla carovana del buongoverno di palazzo Baronale. Ma il politico-poliziotto non avrebbe digerito il «ratto dell’alleata» Maria Orlando, passata dalla lista civica La Svolta al Movimento Popolare Torrese di Antonio D’Ambrosio: un cambio di casacca grazie a cui l’erede del democristianissimo Tommaso D’Ambrosio aveva aumentato il proprio «peso» all’interno della maggioranza e il «diritto» alla poltrona in giunta da destinare al primo dei non-eletti della sua lista civica. Un piano-perfetto ora decisamente a rischio: «Considerata la scortesia ricevuta dal Movimento Popolare Torrese, penso di avere diritto a scegliere il genere del mio assessore», l’avvertimento lanciato da Ciro Piccirillo agli alleati.

Il nome nuovo per La Svolta

In realtà, dietro la prima mossa post-esilio del camaleonte del Comune, ci sarebbe la necessità di fare spazio a un nome nuovo: l’avvocato Luigi Ascione, difensore del politico-poliziotto nel processo in corso a Torre Annunziata. Una sorta di «debito di riconoscenza» nei confronti del legale e – al tempo stesso – un modo per provare a elevare la qualità complessiva di un esecutivo cittadino certamente non destinato a passare alla storia per la brillantezza e l’efficacia dei propri interpreti. Per fare spazio all’avvocato, tuttavia, Antonio D’Ambrosio dovrebbe ripiegare sulla nomina di una quota rosa. Nell’intricato puzzle potrebbero poi rientrare i due fedelissimi dell’ex capo dell’assise  Felice Gaglione, a cui a oggi spetterebbe l’indicazione di un nome femminile. Sullo sfondo, infine, resta la questione del nuovo presidente del consiglio comunale: l’elezione di Gaetano Frulio doveva essere il primo passo per innescare il «rimpastino d’estate», ma le quotazioni dell’avvocato sembrano in ribasso. Complici, ovviamente, le strategie della scheggia impazzita della maggioranza.

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