Tiziano Valle

Il pentito: «I Di Martino riforniscono i clan torresi»

Tiziano Valle,  

Il pentito: «I Di Martino riforniscono i clan torresi»

«I Di Martino coltivano l’erba, ma in misura ridotta, destinata a Salerno o a Torre Annunziata». E’ questo uno dei retroscena svelati dal pentito Pasquale Rapicano ai magistrati dell’Antimafia che stanno indagando sul traffico di sostanze stupefacenti tra i Monti Lattari e Castellammare di Stabia, e in particolare tra la cosca stabiese dei D’Alessandro e gli alleati del clan Di Martino di Iuvani, egemone tra Gragnano e Pimonte.

Proprio dalle rivelazione dell’ex killer dei D’Alessandro emerge un filo diretto tra l’organizzazione criminale che si occupa delle coltivazioni di marijuana sui Lattari e altri gruppi che si occupano dello spaccio tra Torre Annunziata e Salerno. Parole che possono consentire agli investigatori anche di ridisegnare quella che è la mappa delle alleanze e degli accordi criminali, che finiscono per inondare le strade di sostanze stupefacenti da rivendere a giovani e adulti in cerca di sballo.

Secondo il pentito Pasquale Rapicano il clan Di Martino ha ridotto la sua produzione di marijuana sui Monti Lattari a seguito dei numerosi sequestri di piantagioni che sono stati messi a segno in questi anni dalle forze dell’ordine. Ma nonostante tutto continuerebbe a coltivare tra Pimonte e Gragnano, per garantire il fabbisogno delle piazze di spaccio di Torre Annunziata e Salerno, che acquistano all’ingrosso dalla cosca di Iuvani.

Accordi che Rapicano conosce perché oltre ad essere stato un uomo del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, per lungo tempo ha avuto anche il compito di controllare la piazza di spaccio del rione Capo Rivo, nel cuore del centro antico della città. Inoltre, tra il 2012 e il 2015, quando alla reggenza della cosca di Scanzano c’era Antonio Rossetti, lui aveva rapporti diretti con i vertici del clan D’Alessandro che «aveva un patto con i figli di Leonardo Di Martino», ha raccontato ai magistrati dell’Antimafia l’ultimo collaboratore di giustizia della camorra stabiese. Confermando tra l’altro quell’alleanza nata ormai da oltre un decennio che avrebbe consentito alle due cosche di prendere il controllo di tutte le attività illecite dell’area stabiese, dei Monti Lattari, fino ad arrivare alla penisola sorrentina. Un vero e proprio cartello criminale che ha conquistato, anche a colpi di pistola e morti ammazzati, il dominio assoluto in questo angolo della provincia di Napoli.