Tiziano Valle

Delitto Corrado, il figlio: «Ora la verità su mio padre»

Tiziano Valle,  

Delitto Corrado, il figlio: «Ora la verità su mio padre»

«Quel giorno ero lì, assieme a mia mamma. Mio padre a terra, il lenzuolo addosso. Ricordo tutto». Nicola Corrado, avvocato e membro dell’assemblea nazionale del Partito Democratico ha ancora negli occhi quella scena ha stravolto la sua vita. La notizia che l’Antimafia ha riaperto il caso sull’omicidio di Sebastiano Corrado – suo padre – ucciso 28 anni da due sicari in sella a una moto, sembra quasi coglierlo di sorpresa. «Non ne so nulla», dice l’avvocato stabiese spiegando però «che le forze dell’ordine hanno fatto un grande lavoro in questi anni e mi auguro che dopo tanti anni si possa fare piena luce su quanto accaduto».

Che effetto le fa sapere che a distanza di 28 anni le indagini vanno avanti e l’Antimafia lavora per dare un volto e un nome a killer e mandanti dell’omicidio di suo padre?

«Premetto che si tratta di una ferita che non si è mai rimarginata e continua ad essere aperta, dolorosa, per me e la mia famiglia. Spero veramente che possa essere accertata la verità».

Lei che idea s’è fatto?

«Più che un’idea ho la consapevolezza che la camorra era e resta il principale nemico della nostra città. E penso che bisogna educarsi al sentimento di odio per la camorra, che è quelle che provo io».

Le forze dell’ordine stanno facendo molto in questi anni nella lotta alla criminalità organizzata.

«Assolutamente, è stato fatto un lavoro importante. E ritengo che l’impegno degli investigatori ha permesso di infliggere colpi molto duri ai clan presenti nella nostra città. Il problema è che la camorra non si sconfigge solo con la repressione».

Castellammare è ancora

oggi una città di camorra?

«Sì, purtroppo continua ad esserlo perché non ha saputo cogliere le opportunità di sviluppo nel corso degli anni. La camorra si sconfigge creando economia legale e lavoro, invece ancora oggi ci ritroviamo qui a parlare di quartieri dove c’è sia lo Stato che l’Antistato, dove esistono piazze di spaccio che tutti conoscono».

Insomma, è difficile venirne fuori?

«Guardi, a mio avviso il problema sono i bambini. E’ su di loro che bisognerebbe cominciare a lavorare».

Si spieghi meglio.

«In molti quartieri, dove l’Antistato si contrappone allo Stato, le istituzioni spesso sono assenti e non seguono i bambini come dovrebbero. Basta guardare il tasso di evasione scolastica che in alcune zone è molto, troppo alto. Il pericolo che questi ragazzi possano prendere strade sbagliate è altissimo ed è lì che bisognerebbe intervenire ».

Servirebbe un progetto mirato per affrontare questo problema?

«Negli anni novanta lanciammo il progetto I Care finalizzato proprio a questo, sul modello della scuola aperta di don Lorenzo Milani. Un progetto che ci permise di aiutare tanti ragazzi e bambini e allora aiutammo tanti giovani a prendere almeno la licenza media. Forse può essere una base da cui ripartire »