Alberto Dortucci

Torre del Greco, morti e crisi per il Covid-19. Ma il virus non frena la casta: pienone di gettoni nel lockdown

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, morti e crisi per il Covid-19. Ma il virus non frena la casta: pienone di gettoni nel lockdown

Torre del Greco. Una città flagellata dal «mostro» arrivato dalla Cina e costretta a piangere venti vittime del Coronavirus, interi settori commerciali e imprenditoriali paralizzati dalla crisi legata alla pandemia, migliaia di famiglie ridotte sul lastrico e «salvate» dai bonus alimentari arrivati dal governo. Insomma, i due mesi di emergenza sanitaria sono stati un vero incubo a Torre del Greco. Ma non per tutti. Perché il lockdown imposto dal premier Giuseppe Conte si è rivelato una manna dal cielo per la casta di palazzo Baronale, arrivata – durante i due mesi di chiusura totale – a costare la bellezza di 26.000 euro e spiccioli in soldi pubblici. Mentre i «cittadini normali» erano rinchiusi in casa, i consiglieri comunali facevano il pienone di gettoni. Fino a toccare quota 1.886 euro tra aprile e maggio.

I furbetti del lockdown

Durante il mese in cui tutta l’Italia si è fermata, cinque consiglieri comunali sono riusciti a collezionare il massimo delle presenze in municipio. A partire da Carmela Pomposo – la pasionaria dei rifiuti pronta a percorrere la Caserta-Napoli tutti i giorni per vigilare sulla «regolare» esecuzione dei servizi di igiene urbana e a raggranellare gettoni su gettoni per la partecipazione alle commissioni consiliari già improduttive in tempi di pace – e Maria Orlando, la «precaria» destinata a lasciare nuovamente la poltrona a Ciro Piccirillo e componente del centro operativo comunale come delegata alla protezione civile. A completare il poker di stacanovisti del Comune – gli unici a portare a casa il massimo dei gettoni tra aprile e maggio – il politico-ultrà Pasquale Brancaccio e il «pastorello» Michele Langella, già proiettato alle prossime consultazioni regionali e a caccia di «consensi» per la campagna elettorale. Per i quattro esponenti della maggioranza, evidentemente, l’incubo maggiore dei due mesi di lockdown non è stato il Covid-19.

L’opposizione a casa

Eppure, gli esempi «virtuosi» di politici pronti a rispettare le regole valide per tutti i cittadini non sono mancati. L’opposizione al completo – fatta eccezione per il grillino Vincenzo Salerno, arrivato a collezionare 13 presenze durante il mese di aprile – si è tenuta lontana da palazzo Baronale. E se Romina Stilo e Luigi Mele – due ex assessori di Ciro Borriello – hanno in varie occasioni sollecitato l’amministrazione comunale sia a organizzare riunioni via Skype sia a promuovere iniziative a sostegno dei cittadini penalizzati dall’emergenza sanitaria, l’ex sindaco Valerio Ciavolino ha addirittura sospeso le audizioni della commissione speciale d’inchiesta sui rifiuti. A chiudere l’elenco dei «ligi alle regole» Alessandra Tabernacolo, Aniello Formisano e Mario Buono.

L’assalto di maggio

Le parziali riaperture decise dal governo sono coincise con la ripresa delle «regolari» corse all’oro dei gettoni in municipio. Con la bellezza di 11 esponenti di maggioranza pronti a «presidiare» le commissioni consiliari e a centrare l’en-plein: ovvero i 943 euro al mese riconosciuti a chi raggiunge quota 29 presenze. Agli specialisti di aprile si sono aggiunti i vari Antonio D’Ambrosio, Annalaura Guarino, Salvatore Gargiulo e Simone Gramegna. Tutti nomi, d’altronde, già noti alla tesoreria del Comune. E non solo.

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