Alberto Dortucci

Torre del Greco «festeggia» i due anni da sindaco di Palomba tra tragedie, inchieste e promesse elettorali gettate tra i rifiuti

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco «festeggia» i due anni da sindaco di Palomba tra tragedie, inchieste e promesse elettorali gettate tra i rifiuti

Torre del Greco. Il 26 giugno del 2018 – a distanza di due giorni dal vittorioso ballottaggio con Luigi Mele –  Giovanni Palomba veniva ufficialmente proclamato sindaco di Torre del Greco: oggi sono passati esattamente due anni, ma nulla è cambiato all’ombra del Vesuvio. A partire dallo stato di abbandono e degrado generale ereditato dal commissario straordinario Giacomo Barbato – arrivato in municipio all’indomani dell’arresto di Ciro Borriello – fino all’immobilismo della macchina comunale. Insomma, un biennio da incubo. Con buona pace degli «impegni per la città e con la città» assunti dal mobiliere di via monsignor Felice Romano durante l’avvelenata campagna elettorale poi finita con l’arresto di Stefano Abilitato – il consigliere comunale di maggioranza travolto dallo scandalo del voto di scambio – e con l’esilio del politico-poliziotto Ciro Piccirillo. Promesse finite in un «libro dei sogni» firmato proprio da Giovanni Palomba e poi finito in un cassonetto della spazzatura. Verosimilmente indifferenziata, alla luce degli aumenti registrati sul fronte della tassa Nu dallo sbarco della carovana del buongoverno in Comune.

La rivoluzione-flop

Eppure, il ciclo della raccolta dei rifiuti era stato il perno intorno a cui Giovanni Palomba aveva costruito il suo programma di governo cittadino: «Smantellerò il sistema di Ciro Borriello attraverso l’introduzione del metodo porta a porta, in grado di mantenere pulita Torre del Greco», aveva garantito l’erede di Francesco Palomba. Basta fare un giro per le strade del centro storico e della periferia per toccare con mano (e con naso) i risultati della rivoluzione Nu promossa in campagna elettorale: a fronte di un corposo aumento dell’appalto per la raccolta dei rifiuti – ovviamente, a carico dei contribuenti – la qualità dei servizi di igiene urbana è scesa sotto il livello di guardia per una città civile. Non a caso – durante i primi due anni di mandato di Giovanni Palomba – la quarta città della Campania è ripetutamente finita alla gogna dei telegiornali nazionali, pronti a descrivere Torre del Greco come una vera e propria discarica a cielo aperto incastonata tra il Vesuvio e il golfo di Napoli. Un dramma liquidato dal primo cittadino con un’infelice battuta destinata a restare nel libro nero della storia cittadina: «Succede perché qui siamo ricchi e ci piace mangiare».

Le promesse dimenticate

Mettendo da parte la questione-rifiuti, basta guardare il «manifesto programmatico» di Giovanni Palomba per certificare il fallimento dei primi due anni della carovana del buongoverno sbarcata in municipio. I sedici obiettivi messi nero su bianco sono rimasti solo sulla carta. Compresi i risultati garantiti entro 90 giorni dall’insediamento, come l’inaugurazione del centro sociale polifunzionale per i diversamente abili e lo sportello di supporto per le famiglie in difficoltà. E senza scomodare i piani per la cultura – l’istituzione di un teatro comunale, a dispetto delle sollecitazioni dell’ex senatore Nello Formisano, non è stata neanche messa in cantiere – o le «attenzioni» promesse agli amici a quattro zampe con la realizzazione di un cimitero per gli animali, c’è un lungo elenco di «omissis» alla voce ambiente: nessuna traccia delle auto comunali ecologiche, andamento lento per la riqualificazione energetica di scuole e uffici comunali, zero passi in avanti per la costituzione di un fondo di credito agevolato per incentivare nuovi impianti di produzione di energia rinnovabile per le famiglie. Capitolo a parte per le tasse – promesse riduzioni mai arrivate, anzi – e per il porto, il cui rilancio con «specifici fondi europei» oggi sembra sempre un miraggio.

Il capitolo sport

Se la tendostruttura La Salle resta al centro di una querelle infinita sull’agibilità – in campagna elettorale garantita con «effetto immediato» – e i centri per gli sport amatoriali e minori sono un progetto mai nato, lo stadio Amerigo Liguori può essere considerato l’unico vero risultato centrato dall’amministrazione comunale in due anni. Un «gol» costato complessivamente 400.000 euro al Comune e fondamentale per garantire uno stadio «vero» alla Turris,  ma insufficiente a salvare Giovanni Palomba e company da una vera e propria disfatta. Almeno nel «primo tempo» del mandato.

©riproduzione riservata