Elena Pontoriero

Omicidio sui monti della droga. Dello Ioio ucciso come un boss

Elena Pontoriero,  

Omicidio sui monti della droga. Dello Ioio ucciso come un boss

Un’esecuzione con modalità riservata ai boss, crivellati di colpi e sfigurati al volto per cancellarne l’identità. A Matteo Dello Ioio, 41 anni, è stato riservato lo stesso trattamento da killer spietati che, due sere fa, sono entrati in azione nella zona alta di Gragnano. Appostati nella boscaglia di via San Giacomo, nella parte più alta della frazione Aurano, hanno atteso l’arrivo dell’uomo, un disoccupato e percettore di reddito di cittadinanza. Piccoli precedenti penali alle spalle che adesso, forse, immaginava di poter fare soldi facili nell’orbita di qualcuna delle organizzazioni criminali della zona, quelle che gestiscono le piazze e comandano lo spaccio. E’ su questo che gli investigatori hanno immediatamente acceso i riflettori, e tra le piste più accreditate c’è proprio la fornitura di una partita di droga, marijuana. E ancora, dalle prime ricostruzioni nel passato recente dell’uomo trucidato senza pietà, emergerebbero litigi tra Matteo Dello Ioio e i narcos dei Lattari, uno scontro che potrebbe essere scaturito a causa del prezzo di vendita della marijuana o degli acquirenti ai quali fornirla. O non fornirla.

Un business che da anni è nelle mani di pochi, appartenenti ai clan della zona. La vittima forse senza nemmeno saperlo aveva “sgarrato” nei confronti di qualcuno molto pericoloso, decretando la sua stessa condanna a morte. Che è stata eseguita senza pietà. Matteo Dello Ioio era a pochi metri da casa, di rientro dall’attività sportiva che per hobby svolgeva tutte le sere, il jogging. Cacciatore esperto, come esperto era della montagna dove probabilmente aveva avuto a che fare con un’attività illecita molto redditizia, quella della coltivazione clandestina di canapa indiana. I killer hanno agito intorno alle 21 di giovedì, usando fucili da caccia modificati per rimuovere il limitatore di cartucce: le leggi sulla caccia impongono infatti che ogni arma non possa contenere più di tre cartucce per volta; una volta rimosso il blocco, chi non ha intenzione di andare a caccia, ma di fare ben altro, riesce ad aumentare il numero di colpi a disposizione, fino a sette o addirittura dieci, senza la necessità di ricaricare. E infatti sono state almeno una decina le cartucce esplose contro Dello Ioio, caricate a pallettoni, e quasi tutte sono andate a segno, senza nemmeno dargli il tempo di realizzare cosa stesse accadendo.

Diversi colpi lo hanno raggiunto al viso, quasi una firma di chi un segno lo doveva lasciare. Come avvenuto per i precedenti omicidi eccellenti, a Casola e a Pimonte. Una punizione per chi sgarra, per chi prova a mettersi contro il sistema. E’ questo il messaggio di sangue lasciato dai clan, dalla camorra, da chi deve avere il monopolio dell’affare marijuana sui Lattari. Ma su Matteo Dello Ioio restano, comunque, grandi dubbi. Con chi era in contatto poco prima di essere ucciso? Un interrogativo che potrebbe portare a una svolta nelle indagini, affidate al pm Bianca Maria Colangelo. Una risposta che potrebbe essere contenuta nel cellulare della vittima, che Matteo Dello Ioio aveva in tasca e che i carabinieri hanno sequestrato. Un elemento da cui partire per ricostruire gli ultimi spostamenti del 41enne, attraverso il segnale agganciato delle cellule. Chissà, invece, se elementi utili arriveranno delle telecamere di videosorveglianza, pochissime nella zona collinare di Aurano. Si scava, comunque, sulle frequentazioni di Matteo Dello Ioio, papà di due bambini di 11 e 14 anni. Familiari che non potranno programmare nessun funerale, perché il rito sarà quasi certamente blindato e potrà avvenire solo dopo il dissequestro della salma, ad oggi a disposizione delle autorità giudiziarie.