Tiziano Valle

Castellammre: colletti bianchi al soldo dei boss. Così i clan controllano gli appalti

Tiziano Valle,  

Castellammre: colletti bianchi al soldo dei boss. Così i clan controllano gli appalti

Dall’inchiesta Olimpo, passando alle indagini relative agli chalet dell’Acqua della Madonna e alle concessioni demaniali (ancora in corso) fino ai riflettori accesi sulla gestione dell’appalto per le pompe funebri a Castellammare di Stabia: la direzione distrettuale Antimafia di Napoli ha alzato il tiro e punta a smantellare quel sistema imprenditoriale, che per decenni ha garantito sostegno economico alle organizzazioni criminali attive sul territorio. La tesi della Dda di Napoli è chiara: fino a quando non verrà spazzata via quella zona grigia che consente ai clan di superare gli arresti e rigenerarsi ogni volta, sarà impossibile vincere la battaglia con la camorra. Per decenni è accaduto che dopo ogni operazione contro il clan D’Alessandro o i Cesarano – le due organizzazioni camorristiche che si dividono il controllo degli «affari» sul territorio – gli affiliati che restavano in libertà avevano un carnet di imprenditori a cui rivolgersi per recuperare i soldi necessari ad affrontare i processi, pagare le “mesate” ai detenuti e rilanciare le attività criminali. Imprenditori capaci di garantire anche cifre importanti.

Secondo l’Antimafia non si tratta solo di vittime del pizzo, ma di gente che negli anni ha goduto anche di favori dai rapporti deviati con la criminalità organizzata: sotto forma di ritorno elettorale o magari per fare pressioni su rivali in affari o funzionari pubblici difficili da piegare. Una storia che è stata raccontata dai pentiti – a cominciare da Salvatore Belviso e Renato Cavaliere, due dei quattro componenti del commando di fuoco che uccise il consigliere comunale Gino Tomassino, il 3 febbraio 2009 – e ora dall’ex killer Pasquale Rapicano, che per un periodo – tra il 2012 e il 2015 – ha avuto stretti contatti con i reggenti del clan D’Alessandro. L’inchiesta Olimpo che lo scorso 5 dicembre 2018 ha portato all’arresto di quasi una ventina di persone è solo la punta dell’Iceberg. In corso ci sono almeno altre inchieste nate seguendo la stessa logica. La prima riguarda il bando per l’assegnazione degli chalet dell’Acqua della Madonna, che ha portato alla luce un presunto sistema messo in atto da imprenditori del settore nautico per assicurarsi le concessioni demaniali su tutto il territorio con il benestare del clan D’Alessandro.

La seconda indagine riguarda l’affare della gestione delle pompe funebri, non solo a Castellammare, che vedrebbe gli imprenditori del settore avere rapporti sia con Scanzano che con la cosca dei Cesarano, egemone anche a Pompei e Scafati. Ultima, ma non certo per importanza, quella sui costruttori che garantirebbero sostegno economico alle due organizzazioni criminali ma avrebbero svolto anche un ruolo determinante nelle campagne elettorali di questi anni e tuttora potrebbero contare su riferimenti politici a Palazzo Farnese. Indagini che potrebbero scuotere nelle fondamenta un sistema affaristico-criminale che ha condizionato lo sviluppo di Castellammare di Stabia e dell’intero territorio negli ultimi anni. Una parte della provincia di Napoli dove il rispetto della legalità per troppo tempo sarebbe stato subordinato ad interessi loschi.