Vincenzo, c’era una volta la Festa di Torre del Greco: «Così coltivo il sogno dei 4 Altari»

Alberto Dortucci,  

Vincenzo, c’era una volta la Festa di Torre del Greco: «Così coltivo il sogno dei 4 Altari»

Torre del Greco. Vincenzo era solo un bambino di sei anni quando, mano nella mano con il nonno, rimase folgorato dal fascino dei Quattro Altari. Una festa-simbolo di Torre del Greco, attesa tutto l’anno da fedeli – veniva organizzata nel giorno dell’ottava del Corpus Domini – e artisti della città del corallo, pronti a realizzare le maestose opere intorno a cui ruotavano i quattro giorni di eventi e celebrazioni religiose.

Sono passati vent’anni, la kermesse è stata cancellata dal tempo – l’ultima edizione risale al 2009 – ma la passione di Vincenzo non si è mai spenta. Al punto da convincere il venticinquenne di piazza Luigi Palomba – diplomato all’istituto alberghiero di Vico Equense – a realizzare un altare in miniatura per tenere vivo il ricordo della tradizione:«In particolare – racconta non senza un filo d’emozione – ho costruito la classica struttura di legno e il giardinetto. A fare da sfondo la parrocchia di Santa Maria del Carmine di piazza Luigi Palomba, dove ogni anno venivano realizzate maestose opere artistiche».

La miniatura realizzata da Vincenzo Montella rappresenta l’altare in fase di allestimento: gli operai sono impegnati a issare con le corde le ultime tele sotto lo sguardo di diversi bambini. Proprio come succedeva in passato al venticinquenne: «Ho riprodotto la tela realizzata dal maestro Raffaele De Maio nel 1994 – racconta il baby-appassionato dei 4 Altari -. La tela rappresenta le radici del popolo di Torre del Greco: venne realizzata per il bicentenario dell’eruzione del 1794». Oggi, l’altare in miniatura rappresenta l’unico «gancio» con la tradizione e la storia della quarta città della Campania. Un cruccio insopportabile per Vincenzo: «La passione per la festa dei 4 Altari mi è stata trasmessa dai miei nonni – racconta il venticinquenne -. In particolare, mio nonno e io seguivamo con attenzione la costruzione dell’altare in piazza Luigi Palomba. Con il naso all’insù, guardavamo i pali di legno che venivano portati sempre più in alto, il montaggio delle tele, l’allestimento dei giardinetti con piante e fiori. Il mese di luglio era il mese della festa».

Crescendo, Vincenzo aveva condiviso la propria passione con gli amici del quartiere e della parrocchia di Santa Maria del Carmine: «Durante l’adolescenza, aiutavamo gli operai impegnati nella realizzazione dei giardinetti – prosegue Vincenzo Montella -. Trasportavamo le piantine, aggiustavamo i tappeti: c’era entusiasmo, c’era partecipazione. Insieme all’Immacolata, era la festa di un’intera città». Una tradizione spezzata nel 2010, quando la manifestazione – già organizzata – venne «sacrificata» per provare a salvare l’ospedale Maresca dallo spettro chiusura: «Ricordo bene quella circostanza – conclude Vincenzo Montella – Ci svegliammo e trovammo gli altari coperti dai teli per l’ospedale. Fu un colpo al cuore, ma sembrava una giusta causa. A dieci anni di distanza, abbiamo perso entrambe le cose».

Di qui, l’idea della miniatura – realizzata con gli amici Francesco Sinfonico e Giuseppe Pernice – e l’appello alle istituzioni: «Spero vivamente – conclude il venticinquenne – possano essere messe in campo azioni concrete per recuperare le nostre radici e tornare a regalare 4 giorni di festa alla nostra città».

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