Ciro Formisano

Il pentito accusa Tamarisco: voleva zittire mamma coraggio

Ciro Formisano,  

Il pentito accusa Tamarisco: voleva zittire mamma coraggio

Questa deve essere zittita». “Questa” è Matilde Sorrentino, la mamma coraggio di Torre Annunziata uccisa per aver denunciato gli orchi che abusavano di suo figlio. E chi parla, secondo il pentito Massimo Fattoruso, ex affiliato del clan Aquino-Annunziata, sarebbe Francesco Tamarisco, il narcos accusato di essere il mandante di quell’atroce delitto. Una frase che l’erede della dinastia dei trafficanti di droga del rione Poverelli avrebbe ripetuto prima dell’omicidio davanti all’ex ras della zona vesuviana. Un retroscena inedito, clamoroso. Una rivelazione che rischia di assumere un peso importante all’interno del processo che si celebra davanti ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Un racconto inserito, qualche mese fa, all’interno del fascicolo dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, l’ex magistrato Antimafia che dopo 14 anni ha avuto il coraggio di riaprire quel caso irrisolto e mettere insieme l’inchiesta che ha portato a processo Tamarisco. Nella prossima udienza Fattoruso sarà chiamato a testimoniare per confermare le accuse contenute in quel verbale.

Pentito dal 2018, l’ex affiliato degli Aquino-Annunziata avrebbe avuto rapporti diretti con i Tamarisco per la gestione dell’affare spaccio: il core business di entrambe le cosche. E nel corso di una conversazione con Francesco Tamarisco quest’ultimo gli avrebbe confessato la volontà – sostengono gli inquirenti – di punire Matilde Sorrentino: una delle mamme che avevano denunciato gli stupri nel rione spingendo alla sbarra i presunti pedofili del quartiere, tra i quali proprio Tamarisco. Il narcos è stato assolto, da quest’accusa, in Appello, al termine di un drammatico processo nel quale numerosi testimoni hanno ritrattato le proprie accuse. Ma nonostante ciò avrebbe deciso di colpire comunque quella donna. Secondo l’indagine condotta dalla Procura di Torre Annunziata il ras dei “nardiello” avrebbe armato la mano di Alfredo Gallo, il sicario che quel giorno di febbraio del 2004 bussò alla porta della povera Matilde, la guardò negli occhi e le sparò una raffica di colpi, tra cui uno in bocca. Un modo «per zittirla» secondo gli inquirenti.

Un termine che torna nelle parole di Fattoruso, le cui dichiarazioni oggi potrebbero assumere un peso importante, sommandosi alle dichiarazioni già rese da una decina di collaboratori di giustizia. Pentiti legati ai clan Gionta, Gallo, ma anche ai Birra di Ercolano. Tutti hanno ripetuto la stessa cosa: a uccidere Matilde «fu Gallo su ordine di Tamarisco». Informazioni apprese,  quasi sempre, da terze persone al contrario di quelle di Fattoruso. Un particolare che sicuramente renderà incandescente la prossima udienza del processo, fissata il prossimo 7 luglio. La difesa dell’imputato – rappresentanti dagli avvocati Alessandro Pignataro e Rocco Briganti – ha più volte sottolineato la presunta inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai pentiti. Dichiarazioni, secondo la difesa, rese diversi anni dopo la conclusione della loro collaborazione con la giustizia. Ma per la Procura quei racconti sono utilizzabili e dimostrerebbero il coinvolgimento di Tamarisco in quel delitto.