Alberto Dortucci

Torre del Greco, veleni in maggioranza. Accuse di «tradimento» a Pomposo, trema l’assessore Arvonio

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, veleni in maggioranza. Accuse di «tradimento» a Pomposo, trema l’assessore Arvonio
Carmela Pomposo

Torre del Greco. Il politico-poliziotto Ciro Piccirillo rimette piede in consiglio comunale e la maggioranza targata Giovanni Palomba già deve affrontare la prima crisi post-Covid. Se il buongiorno si vede dal mattino, l’estate destinata a finire con le elezioni regionali sarà particolarmente «calda» a palazzo Baronale. Dove perfino la «ratifica» del nuovo capo dell’assise – decisa a tavolino lo scorso week-end per diretta volontà del primo cittadino – poteva sfociare in un clamoroso autogol. Sventato solo dal provvidenziale «assist» di Antonio Spierto – il reggente del consiglio comunale subentrato al dimissionario Felice Gaglione – pronto a regalare all’avvocato Gaetano Frulio il tredicesimo e decisivo voto per tornare sulla poltrona occupata per 40 giorni ai tempi del sindaco Gennaro Malinconico. Ma il tempo di archiviare la vicenda con un sospiro di sollievo e immediata si è aperta la caccia ai quattro franchi tiratori della carovana del buongoverno.

Il ritorno del camaleonte

La seduta si era aperta con l’annunciato avvicendamento-bis tra Maria Orlando e Ciro Piccirillo. Il politico-poliziotto travolto dallo scandalo del voto di scambio ha ritrovato il suo scranno in aula esattamente a 15 mesi dall’inizio dell’esilio innescato dal divieto di dimora in Campania deciso dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata. Acqua passata: «Sono carico e motivato – le prime parole del «ritrovato» consigliere comunale – ma preferisco lasciare a Salvatore Gargiulo la carica di capogruppo della Svolta finché non sarà conclusa la mia vicenda giudiziaria». Insomma, apparentemente un low profile per «riprendere confidenza» con palazzo Baronale. Ma, in realtà, Ciro Piccirillo avrebbe già cominciato a lavorare ai fianchi del sindaco per provare a fare saltare l’accordo già trovato in maggioranza sul «rimpastino d’estate» e per infilare il «suo» avvocato Luigi Ascione in giunta.

La figuraccia del voto

L’antipasto della calda estate per la carovana del buongoverno è stato servito al momento dell’elezione del nuovo presidente del consiglio comunale. Durante la riunione di maggioranza dell’ultimo week-end, il primo cittadino aveva «chiuso la partita» e confermato la scelta di Gaetano Frulio. Invitando gli alleati a mostrare la stessa compattezza registrata al momento del via libera al bilancio 2020. Invece, al momento del voto, tutti i malumori covati all’interno della coalizione sono venuti a galla. Con Gaetano Frulio costretto a ricorrere alla «stampella» di Antonio Spierto per raggiungere quota 13. «Ho ritenuto opportuno lasciare la conduzione dell’assise a un esponente della maggioranza – la spiegazione del capitano di lungo corso, già vicesindaco ai tempi di Ciro Borriello -. Non mi hanno influenzato né un presunto raggiro “politico strategico” né diatribe personali. Ho voluto porre fine a un tormentone durato 8 mesi e passare il testimone all’avvocato Gaetano Frulio. Resto il vice presidente e, se vorrà, darò il mio contributo. Come sempre negli ultimi 20 anni».

La caccia ai franchi tiratori

Al termine della seduta, a finire sul «banco degli imputati» con l’accusa di avere tradito il patto di maggioranza è toccato – insieme a Ciro Piccirillo – alla pasionaria Carmela Pomposo e al politico ultrà Pasquale Brancaccio. Salvi, invece, gli ex dissidenti Iolanda Mennella e Carmine Gentile. Se i sospetti avanzati dagli alleati dovessero trovare ulteriori conferme, la prima «risposta» del sindaco potrebbe essere la revoca dell’assessore alla nu Raffaele Arvonio: lo «straniero» di Cicciano – in pole position per una candidatura alle prossime regionali con Italia Viva – a oggi può contare solo sul sostegno di Carmela Pomposo e potrebbe pagare a caro prezzo l’imprevisto voltafaccia del suo riferimento in consiglio comunale.

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