L’ombra del broker della droga di Castellammare dietro il patto camorra-Isis

Redazione,  

L’ombra del broker della droga di Castellammare dietro il patto camorra-Isis

Castellammare. Per l’Antimafia è il più potente broker della droga d’Europa. Un «genio del male» capace, con una telefonata, di muovere tonnellate e tonnellate di stupefacenti da una parte all’altra del pianeta, come se fosse la cosa più semplice del mondo. Anche per questo il nome di Raffaele Imperiale, il narcos stabiese latitante da quattro anni, potrebbe celarsi tra le trame del maxi-sequestro di anfetamine da un miliardo di euro eseguito, qualche giorno fa, dalla Guardia di Finanza su input della Direzione Distrettuale Antimafia. Per ora è una pista, un’ipotesi alla quale lavorano gli uomini del Gico. La traccia che potrebbe condurre gli inquirenti sulle piste del narcos di Castellammare di Stabia è una: i soldi. Da atti e informative, infatti, è emerso che Imperiale è tutt’ora uno dei più ricchi trafficanti del mondo con legami anche in Medio Oriente, lì dove sarebbero state fabbricate le famose pasticche prodotte dall’Isis. E non è escluso, alla luce di questo dato, che possa essere lui uno dei rappresentanti dell’Ati criminale messa insieme per commissionare l’acquisto delle anfetamine scoperte e sequestrate a Salerno. Per ora non  ci sono conferme su questa ipotesi. Ma gli uomini della Guardia di Finanza e l’Antimafia non vogliono tralasciare nessuna pista investigativa. Da ricostruire, infatti, c’è l’enorme comitato d’affari, il cartello di cosche che avrebbero puntato su quel carico per rifornire le piazze di spaccio di tutta Europa.

Il sequestro  

Ma facciamo un passo indietro all’1 luglio scorso. Quando gli uomini in divisa scoprono, due container sospetti diretti in Svizzera. Al loro interno, secondo le certificazioni ufficiali, dovevano esserci soltanto dei cilindri di carta per uso industriale e altri macchinari di questo genere provenienti dalla Germania e diretti in Svizzera.  Ma l’ispezione eseguita assieme agli uomini della sezione antifrode delle dogane di Salerno ha confermato i sospetti degli inquirenti. I cilindri di carta erano stati congegnati in multistrati in grado di celare allo “scanner” il contenuto, riposto negli strati interni, di circa trecentocinquanta chili di pasticche per ogni cilindro. In tutto quattordici tonnellate di droga, ottantaquattro milioni di pasticche dal valore di oltre un miliardo di euro. Il più grande sequestro di anfetamine della storia. Quella droga si chiama “captagon”, le pasticche della Jihad. Una sostanza diffusa sia tra i combattenti per inibire paura e dolore sia tra i civili perché non fa sentire la fatica. Il traffico di droghe sintetiche, infatti, è la principale fonte di guadagno dell’Isis.

Il patto Isis-camorra

Che dietro quel sequestro ci sia un patto occulto tra camorristi e terroristi è forse il dato più inquietante. E nel famoso cartello criminale che ha commissionato l’arrivo delle anfetamine dalla Siria potrebbero esserci anche alcuni clan della zona torrese. Anche su questo punto indagano l’Antimafia e i militari del Gico. Nell’area vesuviana, infatti, sono presenti numerosi sodalizi criminali specializzati nei traffici internazionali di sostanze stupefacenti. Cosche che hanno la potenza economica e le conoscenze giuste per riuscire ad agganciare carichi di questo genere. La scia dei soldi potrebbe proiettare gli investigatori verso la camorra di Torre Annunziata. I Tamarisco, sodalizio del rione Poverelli, sono già stati coinvolti in un’inchiesta sul traffico di stupefacenti che aveva come punto d’arrivo il porto di Salerno. Così come l’ex latitante Pasquale Fiorente e i vertici del clan Gallo-Limelli-Vangone, altro sodalizio attivo nell’import-export di droga.

Equilibri a rischio

Ma gli inquirenti sono anche consapevoli del fatto che questo sequestro rischia di generare frizioni all’interno delle varie organizzazioni. Chi ha “puntato” su quella partita di anfetamine ha buttato via dalla finestra milioni di euro. Una montagna di soldi che lo Stato ha strappato dalle mani delle mafie.   ©riproduzione riservata