Sorrento, convegno su “Città del Vesuvio” e Nietzsche

Aniello Clemente - Istituto di cultura Torquato Tasso,  

Lunedì 6 luglio avrò il grato compito di moderare il professore Aldo Meccariello su “Città sul Vesuvio”. Alcune riflessioni su Friedrich Nietzsche», relazione che si terrà nello splendido scenario dell’Hotel Continental. Aldo Meccariello è dottore di ricerca in Scienze filosofiche e docente di Filosofia e storia nei licei. Ha svolto per anni attività di tutorato presso la scuola IAD dell’Università di Roma-Tor Vergata. Ha pubblicato saggi e articoli su Paul Ricoeur, Hannah Arendt, Günther Anders, Jeanne Hersch e Simone Weil. Dirige, inoltre, la rivista online a periodicità annuale “Azioni Parallele”, che continua in altre modalità la precedente esperienza della rivista online di critica filosofica “Kainòs”, che traduco come “di un nuovo tipo, senza precedenti, una novità, non comune, mai udito”.

Oggi, per fortunata coincidenza, il Vangelo richiama Mt 9,17: «vino nuovo in otri nuovi» che riassume icasticamente la novità cristiana, il cui centro focale è la nuova alleanza. Per capire Gesù, o piuttosto, per riceverlo, quello che è vecchio non basta. Gesù è il vino nuovo. Potrà essere contenuto negli schemi della Vecchia Alleanza, se Lui stesso è essenza, modalità, via, forma, contenuto, contenitore della Nuova Alleanza che non è un restyling dell’Antica? Essa è Nuova in ogni cosa, ed urge fare l’uomo nuovo, ma non lo dice solo la dottrina cristiana ce lo suggerisce, stranamente, anche Friedrich Nietzsche. Ringrazio il prof. Meccariello per il tema scelto  perché in tempi di coronavirus Nietzsche ci può essere da guida essendo il filosofo che rovescia Galilei e liquida Kant e Comte, il modo tradizionale di intendere la scienza, soprattutto la scienza della natura. Quando Friedrich Nietzsche versò in precarie condizioni di salute e le autorità accademiche gli concessero un anno di congedo retribuito, accettò l’invito di Malwida von Meysenbug e visitò l’Italia nell’estate del 1876. Ma non è soltanto il malessere a spingere verso l’Italia il tormentato filosofo: il desiderio di sfuggire alle sue sofferenze si converte nell’illusoria speranza che al Sud possa guarire. Quando dunque l’amica gli parla di Napoli, Nietzsche sente di dover soddisfare anche con un distacco fisico la sua ansia di cambiamento. Il sole del Sud fu in effetti per lui una rivelazione, aprendogli nuovi orizzonti. Malwida scrive alla figlia Olga di un’escursione in carrozza lungo la costa, con «maestose nubi temporalesche» sul Vesuvio e la città che brillava «come se fosse fatta d’oro puro», aggiungendo: «era così meraviglioso che i signori erano ebbri di piacere. Non ho mai visto Nietzsche così vivace. Rideva dalla gioia». In effetti, specialmente sotto il sole primaverile di Sorrento, Nietzsche progetta di ricominciare una nuova vita e fantastica di progetti matrimoniali, dissolti brutalmente dall’incalzare della malattia. Il primo soggiorno italiano, proseguito a Sorrento per cinque mesi dopo la partenza di Wagner, terminò ai primi di maggio. Qualcuno mi ha chiesto: “ma cosa c’entra Nietzsche con il Vesuvio?”. Il Vesuvio in un certo senso è stato preso, da alcuni filosofi, a simbolo della “catastrofe” della Modernità. Il professore Meccariello ci introdurrà in una nuova Weltbild, direbbe Heidegger, una nuova “visione del mondo”. L’ottimismo scientifico è infranto e Nietzsche invita gli scienziati a costruire sul Vesuvio; quali case, quali fortezze? Friedrich Nietzsche fu affascinato dal Vesuvio e lo assunse come metafora: “Credete a me! Il segreto per raccogliere dall’esistenza la fecondità più grande e il più grande godimento, si chiama vivere pericolosamente… Costruite le vostre case sul Vesuvio… finalmente la conoscenza stenderà la mano verso ciò che le spetta, vorrà signoreggiare e possedere, e voi con essa…”.

L’immagine di Nietzsche, di una scienza da costruire sul Vesuvio è molto più forte di quella di Popper, secondo la quale la scienza è costruita sulle palafitte che affondano nel terreno molle e limaccioso di una palude. Per Nietzsche la città ideale doveva essere costruita sulla terra vulcanica continuamente esposta a terremoti e a rivoluzioni. Una Terra che non era fondamento ma un “abisso”. Così questo gigante del pensiero, questo gentiluomo venuto da lontano ha stabilito con Sorrento un rapporto armonioso e profondo, in un’atmosfera di feconda serenità che ha favorito le ardite sintesi concettuali cui era impegnato. Di questo dobbiamo serbare legittimo orgoglio; ma ancor più ci piace coltivare il pensiero che, in una vita segnata dal dolore, un uomo mite e generoso, la cui amabilità non è stata mai affievolita dall’incomprensione dei tempi, abbia trovato in questi luoghi qualche momento di gioia. Pace e gioia che auguro a quanti verranno a Sorrento, anche graditi ospiti alle nostre conferenze aperte a tutti.