San Giuseppe Vesuviano, ex fabbrica del clan mai diventata scuola: il sindaco interrogato dall’Antimafia

Andrea Ripa,  

San Giuseppe Vesuviano, ex fabbrica del clan mai diventata scuola: il sindaco interrogato dall’Antimafia
L'ex fortino del clan

San Giuseppe Vesuviano. Per strappare alla criminalità organizzata quella fabbrica tessile situata nel cuore della città di San Giuseppe Vesuviano ci sono voluti anni. Inchieste, controlli e un iter lunghissimo hanno permesso allo Stato di mettere le mani su quello che è considerato essere un bene per anni gestito dalla camorra. Per la fabbrica “Allocca” di via Croce Rossa c’è un progetto ambizioso che trasformerebbe quella fabbrica strappata alla criminalità in un polo scolastico. Un simbolo di legalità nel centro storico della città. Ma l’iter per la realizzazione di un presidio scolastico per gli studenti sangiuseppesi non riesce a decollare. Finanziamenti, apertura dei cantieri e promesse dei politici hanno animato il dibattito negli ultimi anni, ma la posa della prima pietra per quell’opera non s’è mai vista. Nei giorni scorsi il sindaco della città vesuviana, Vincenzo Catapano, è stato ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia. Chiamato a relazionare proprio sulla nascita della scuola all’interno dell’ex fabbrica del clan.

Davanti ai componenti del Comitato IX che si occupa dell’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati, il primo cittadino di San Giuseppe Vesuviano ha chiesto ancora una volta l’intervento del Governo per lo sblocco di un tesoretto necessario per far partire gli interventi descritti dal progetto presentato anni fa. «Purtroppo ho spiegato che senza l’aiuto dello Stato, senza i fondi promessi quel polo non può nascere. Serve l’impegno delle istituzioni a 360 gradi per trasformare quell’immobile in una struttura da mettere a disposizione della comunità. Noi ci siamo impegnati tantissimo negli ultimi anni», dice rivendicando una battaglia che da quando è diventato sindaco porta avanti. «C’è il progetto, mancano i fondi. L’ho spiegato alla commissione di inchiesta antimafia del parlamento rappresentata da tutti i partiti. Devo dire che al di là delle bandiere, tutti i componenti mi sono sembrati interessati a questo progetto. Che va portato a termine, non mi stancherò mai di dirlo», spiega con caparbietà Catapano. «Ho avuto modo di segnalare le criticità che da un punto di vista legislativo e amministrativo reggono il provvedimento assegnazione e di successiva trasformazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata». Criticità che ad oggi non hanno consentito all’amministrazione di poter mettere le mani su un ex azienda tessile realizzata a metà degli anni settanta e finita sotto il controllo di uno dei clan più potenti e sanguinari del territorio. Il progetto di riconversione della struttura non è mai partito. Colpa della burocrazia e colpa di un finanziamento che è rimasto sospeso, incastonato nella crisi di governo dell’agosto scorso. In un limbo di «non decisioni» a livello nazionale che hanno bloccato ogni cosa.

Complici anche le manovre politiche degli ultimi mesi. Il ribaltone a Palazzo Chigi, con l’insediamento del Partito Democratico al fianco del Movimento Cinque Stelle, piuttosto che della Lega, oggi all’opposizione, ha contribuito a congelare tutto. Compreso il finanziamento da cinque milioni di euro necessario per la nascita del polo scolastico all’interno dell’ex fabbrica strappata alla criminalità organizzata di via Croce Rossa, un palazzo oggi coperto da una barriera metallica che è stato il simbolo della vittoria dello Stato sulla camorra e che oggi – complice il mancato inizio degli interventi – rischia di trasformarsi nell’ennesimo grande flop della politica nazionale.