Ombre sull’appalto Nu a Torre del Greco, scontro sulla revoca: Gema chiede 11 milioni

Alberto Dortucci,  

Ombre sull’appalto Nu a Torre del Greco, scontro sulla revoca: Gema chiede 11 milioni

Torre del Greco. Sarà l’avvocato Giuseppe Colapietro a difendere il Comune di Torre del Greco nel contenzioso da 11 milioni di euro legato all’appalto per la raccolta dei rifiuti all’ombra del Vesuvio. Il legale diventato «noto» a Torre del Greco grazie ai fallimenti della Dimaiolines e della Deiulemar compagnia di navigazione – i cui risparmiatori, fino a oggi, i sono visti restituire le briciole – e poi entrato in politica al fianco dell’ex senatore Nello Formisano è stato individuato come «professionista esterno particolarmente esperto in materia» dalla giunta guidata dal sindaco Giovanni Palomba. Pronta a mettere sul piatto un onorario da 5.200 euro per provare a vincere la «madre di tutte le battaglie legali» avviate a palazzo Baronale.

Perché il consorzio Gema – il colosso ambientale di Pagani uscito vincitore dalla gara promossa dalla precedente amministrazione comunale targata Ciro Borriello e poi cacciato via per fare largo alla ditta Buttol – punta a strappare all’ente di palazzo Baronale la bellezza di 11 milioni di euro, la cifra indicata a titolo di risarcimento del danno per la risoluzione anticipata del contratto e per le «ingiuste penali» comminate durante i giorni caldi della crisi Nu. L’ultimo atto di uno scontro lungo due anni si consumerà davanti ai giudici del tribunale delle imprese di Napoli. Inutili sono risultati i vari tentativi di conciliazione avanzati tra le parti, capaci di accendere un vivace dibattito politico all’interno della maggioranza – qualche alleato avrebbe preferito chiudere la vicenda senza passare per le forche caudine di un giudizio – e portare alle dimissioni dell’avvocato capo Antonioluigi Iacomino. Così adesso il consorzio Gema punta a incassare il «bottino pieno» per i tribolati mesi trascorsi a Torre del Greco, prima sotto il commissario straordinario Giacomo Barbato e poi sotto l’amministrazione comunale di Giovanni Palomba.

In particolare, il colosso ambientale di Pagani vuole chiede la bellezza di 6,5 milioni e spiccioli per la «illegittimità della risoluzione disposta dal Comune» e poi la cancellazione di tutte le «penali e delle decurtazioni adottate nell’esecuzione dell’appalto» con un risarcimento di ulteriori 4,2 milioni. Facendo due rapidi conti: circa 11 milioni. La cifra su cui – a novembre del 2019 – si accese un vivace dibattito all’interno della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni del giugno 2018. «Sono questioni legali – la salomonica decisione di Giovanni Palomba -. Saranno gli avvocati a indicare la scelta migliore». Scelta migliore individuata nello scontro in aula.

In cui a recitare un ruolo chiave sarà proprio l’ex delfino di Nello Formisano, il «benevolo» sostenitore di Giovanni Palomba dai banchi dell’opposizione. «La specialità del giudizio – si legge nella delibera di giunta sulla questione – fa propendere per l’affidamento del relativo incarico di difesa a uno studio professionale di larga e notoria fama». Appunto, Giuseppe Colapietro, l’avvocato dei grandi fallimenti di Torre del Greco.

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