Ercolano, i sette mesi di Elisabetta nella trincea anti-Covid: «Solo il vaccino fermerà il Covid»

Daniele Gentile,  

Ercolano, i sette mesi di Elisabetta nella trincea anti-Covid: «Solo il vaccino fermerà il Covid»

Ercolano. È tornata a casa dopo 7 mesi trascorsi nella trincea anti-Covid. Ora Elisabetta Iardino – 28 anni, figlia dell’assessore Carmela Saulino – ripercorre il lavoro svolto a Milano, epicentro del Coronavirus al Nord Italia. Specializzata in cardiologia all’università di Siena, Elisabetta ha indossato i guanti e il camice e si è dedicata anima e corpo alla battaglia al «mostro» arrivato dalla Cina. È rimasta sette lunghi mesi a Milano – alla clinica San Carlo – dove ha toccato con mano la sofferenza, ha visto vite rubate dal nemico invisibile, ha asciugato le lacrime di chi non ha potuto neanche salutare i propri cari per l’ultima volta: «Farei nuovamente tutto, senza cambiare nulla – la premessa della ventottenne -. Questa esperienza mi ha cambiata a livello emotivo, ma sono fiera di avere contribuito a questa lunga battaglia contro un virus così potente». Inizia con questa riflessione il suo racconto, con un pensiero alle tante vite spazzate vie dal Covid-19. «Non avevo mai dovuto compilare le carte Istat per un decesso, ora sono diventata esperta. Purtroppo nel periodo più duro dell’emergenza ci morivano tra le mani fino a sette pazienti in un solo giorno. Ma quello che mi ha colpito di più sono stati i volti di chi entrava in reparto: un’espressione di dolore, paura, sconforto. Certi volti, mi sono rimasti impressi e mi hanno segnata. I pazienti Covid avevano il terrore dipinto sul volto. Cercavamo di fare il possibile per rassicurarli e per salvare loro la vita, ma a volte dovevamo solo dirgli addio».

Da poco specializzata e appena entrata in ospedale si è trovata a combattere un nemico potente, ora pensa che il peggio sia alle spalle?

«Francamente non potevo mai immaginare sarebbe successa una cosa del genere. Avevo la possibilità di rinunciare, ma ho scelto di dare il mio contributo in questa emergenza e, come ho ribadito, sono fiera della mia scelta. Ripercorrerei ogni singolo passo. L’emergenza non è finita: al Nord Italia i casi restano allarmanti, ma non penso che una seconda ondata possa avere conseguenze così disastrose».

Il virus si è indebolito oppure stiamo imparando a contrastarlo?

«In attesa di un vaccino, la medicina ha fatto passi da gigante. Abbiamo imparato a trattare i casi più gravi, inizia ad esserci una sorta di immunità, ma soprattutto ora le strutture sono attrezzate per curare i malati Covid.  Abbiamo imparato a supportarci l’uno con l’altra, a darci forza e affrontare ogni caso al meglio. A Milano la sanità si è riorganizzata e ci sono ospedali per tutte le necessità e altri che restano presidi Covid, quindi sicuramente spaventa meno una nuova ondata».

Il vaccino scriverà la parola fine alla pandemia?

«Si. Resto dell’opinione che solo il vaccino possa definitivamente debellare questa malattia. Il Covid-19 è un mostro, uccide tutti. Giovani, adulti e pazienti con malattie pregresse: c’è chi è guarito, ma ha riportato danni permanenti, c’è chi è rimasto intubato per mesi. Non è possibile ipotizzare che possa passare così, senza un vaccino».

Secondo recenti studi, circa il 40% della popolazione non è disposta a vaccinarsi, cosa ne pensi?

«Credo sia davvero da irresponsabili non vaccinarsi, come è da irresponsabili non continuare a seguire le regole anti-contagio dettate nei mesi scorsi del ministero della Salute. In ogni caso, anche se qualcuno dovesse rifiutare il vaccino, l’enorme fetta di popolazione a favore, potrebbe diventare comunque uno scudo contro la malattia e fermare la trasmissione».

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